Le passioni e le paure di una grande città alla fine di un decennio per molti versi oscuro; la vita di una famiglia che ogni giorno ne vive le tensioni e gli echi. In questo scenario si snodano gli avvenimenti dolorosi di un racconto a due voci.
È una storia sulla diversità psichica, narrata a due voci, quella di un padre Umberto Brancia che decide di parlare del proprio figlio autistico e quella del figlio Marco che attraverso la scrittura trova le parole adatte per dire la propria verità e definirsi: “Le farfalle sono straordinarie. Le farfalle hanno da dire qualcosa a chi le sa capire. Le farfalle diventano chiuse se sono chiuse, aperte se qualcuno le sa aprire…”. Marco ora è un adulto un po’ “strano” – scrive nella presentazione del testo Laura Imbimbo presidente del Gruppo Asperger e madre di un ragazzo autistico di 16 anni – con qualche mania e ostinazione, non ha “amici” ma conosce molte persone, la gente “normale” forse fa fatica a relazionarsi con lui, ma chi conosce questi ragazzi sa che è soltanto il pregiudizio, l’attaccamento a certe regole di conversazione, la poca curiosità verso la complessità dell’animo umano. È difficile comunicare agli altri che chiacchierare con Marco alla stazione è un modo normale di passare il tempo, non un gesto di pietà. Umberto Brancia rivolge ai lettori una raccomandazione: di non rimanere spettatori distaccati ma di accogliere l’intento delle pagine che è quello di farci riflettere.