Il volume nasce in un momento in cui i media hanno abbassato la loro attenzione nei confronti del movimento per la giustizia globale.
A partire dalla “battaglia di Seattle” (1999) i movimenti sociali hanno cominciato ad indirizzare la loro protesta verso le organizzazioni economiche e le istituzioni politiche globali e sopranazionali (G8, Fondo monetario internazionale, Unione Europea ecc.). In questo modo hanno cercato di dare alla globalizzazione una direzione diversa, che tenesse conto dei diritti dei cittadini, della democrazia e dell’ambiente.
Gli studi presentati analizzano le campagne, le strutture organizzative e le pratiche di democrazia deliberativa del Movimento per la Giustizia globale.
Essi ne documentano le caratteristiche nuove rispetto ai movimenti sociali del passato. La più importante delle quali è probabilmente quella tra chi privilegia metodi di lotta assolutamente pacifici e chi non esclude il possibile uso della violenza.
Il volume intende ricostruire i processi attraverso i quali i movimenti hanno allargato la loro scala d’azione da una dimensione nazionale a una globale.
