Urlava, Tania Bogus, 18 anni, moldava, chiusa nella stanza d’albergo con il suo sfruttatore. Ma nessuno voleva sentire. Gli uomini che compravano il suo corpo di bambina non potevano non vedere quei lividi sulla pelle.
Quanto pesano certe condizioni locali sul radicamento di fenomeni criminali che hanno diramazioni globali? Che succede se si rovescia la lente d’ingrandimento e si guarda il meccanismo della prostituzione e riduzione in schiavitù di esseri umani nelle dimensioni che assume su scala ridotta, seguendone l’evoluzione in una città di provincia? Se lo è chiesto Vanna Ugolini, giornalista delle pagine umbre del Messaggero, che sull’argomento ha scritto un libro-inchiesta, “Tania e le altre. Storia di una schiava bambina”. Nella convinzione che la comprensione di questa dimensione territoriale e l’analisi delle dinamiche che la generano siano utili ai fini della prevenzione e della repressione. Specie quando il luogo in questione è Perugia, divenuta nel giro di una decina d’anni “caso–studio” e “città dei record”: per la presenza del fenomeno criminale e del suo svilupparsi nel tempo e per le iniziative prese nel tentativo di fronteggiarlo. l libro-inchiesta prende avvio dalla storia di Tania Bogus, 18 anni, ammazzata con 20 di colpi di martello dal suo sfruttatore e gettata in mezzo alle sterpaglie sulle colline umbre di Valtopina. “Aveva rotto il cazzo” dirà il carnefice. “Così le altre imparano”.
