“A volte mi sveglio di soprassalto, ho sognato che correvo e … al primo risveglio sento di alzarmi e … La scoperta terrificante che sono immobile non finisce mai.” Adolfo Baravaglio, ha 55 anni, a 37 in seguito ad un incidente di auto ha riportato un trauma a livello della colonna vertebrale cervicale, è tetraplegico e bloccato in un letto. Con la morte di Piergiorgio Welby il dibattito sull’eutanasia si è nuovamente spento e da allora Adolfo si sente più solo nel combattere la sua battaglia, battaglia che porta avanti da tempo e che ora lo ha spinto a raccontare la sua esperienza. Il libro che parla dell’incidente, della “tortura” di essere obbligato a “marcire in una gabbia grande quanto il corpo”, dell’eutanasia che Baravaglio invoca come una vera e propria legge, propone anche la significativa testimonianza della moglie Agnese che da sempre lo assiste. In conclusione, una lettera che Baravaglio ha indirizzato a Giorgio Napolitano con la risposta del Presidente e due interventi sul quotidiano “La Repubblica” seguiti al clamore suscitato dalla vicenda Welby. In appendice sono riportate le norme vigenti sull’eutanasia in Italia e un breve excursus sulle principali legislazioni nel resto del mondo.