Un libro sul giornalismo sociale. Un testo che parla di giornalisti precari e “fragili”, di immigrazione e senza casa. Di giornali etnici e multiculturali. Passando dall’informazione sul carcere, al mediattivismo che ha mosso i primi passi a Genova, durante la protesta contro il G8 del 2001. Dal digital divide alla globalizzazione dell’informazione. Si tratta in sostanza della prima raccolta organica di materiali e storie sull’informazione sociale, partendo dal dibattito su un modo di fare cronaca che ha spesso trascurato l’aspetto sociale delle notizie, tralasciando (o sottovalutando) l’influenza delle migrazioni, delle povertà e, in genere, delle miserie umane, sulla vita delle comunità e dei cittadini. Il libro di Sarti nasce da un interrogativo: che cosa può fare il giornalismo, e dunque cosa possono fare i giornalisti, per migliorare le condizioni di vita delle persone ed estendere i diritti di cittadinanza e di partecipazione attiva? La risposta, una delle risposte, è tra le righe di questa raccolta critica che vede protagonisti diversi “giornalismi” e nuove forme di rappresentanza della società civile.
