La Comunità di Capodarco ha appena compiuto 40 anni di vita, essendo nata nel Natale del 1966. Molte persone, disabili e non, hanno trascorso la loro vita in essa. È doveroso far emergere, al di là dei singoli episodi, che cosa quest’esperienza, diffusa in Italia e nel mondo, ha significato. Non solo per le persone che già la conoscono, ma per quanti la conosceranno.
Oggi la Comunità è una struttura complessa: molte sedi, molte persone coinvolte, molte risposte e servizi. È comune sentire voler tramandare non solo l’esperienza, ma anche i valori che l’hanno fondata. La fatica dell’esplicitazione diventa urgente per la nostra comunità – scrive don Vinicio Albanesi nell’introduzione al libro – perché, come avrò modo di descrivere, la filosofia comunitaria non parte da dati prestabiliti e fissi (principi, verità, regole…), ma valorizza le capacità delle singole persone e sintetizza, man mano che il tempo scorre, conclusioni che evolvono: è come se la comunità s’inventasse, anno dopo anno, senza trascurare il sostanziale del passato, ma sempre guardando il futuro. Questa evoluzione ha il vantaggio di rendere vivo il tempo: sposta attenzioni e valori; il rischio è che si disperda la sostanza.