PAROLA DI SCIENZA

Il terremoto dell’Aquila e la Commissione Grandi Rischi. Un'analisi antropologica

“Parola di scienza” riporta alla lettera la perizia che la procura della Repubblica italiana ha commissionato all’antropologo, nonché autore del volume, Antonello Ciccozzi, per spiegare come e perché la valutazione di sostanziale non pericolosità fornita da importanti esperti, ha amplificato gli esiti terribili del terremoto all’Aquila. Per la prima volta una consulenza antropologico-culturale è stata accolta in ambito giuridico, e non in un caso qualsiasi, ma nel processo contro la Commissione grandi rischi in merito agli avvenimenti che precedettero il sisma del 6 aprile 2009.

Il procedimento giudiziario e la conseguente condanna per omicidio colposo plurimo e lesioni, a carico dei membri della Commissione grandi rischi, è stato definito da molti scienziati in tutto il mondo come un nuovo processo a Galilei, in cui è la scienza stessa a venir punita e disconosciuta dal suo ruolo. Ma l’intento dell’antropologo, così come dei giudici, non è stato quello di mettere sotto processo la scienza, quanto di portare a ripensare il modo in cui viene percepita, decostruendo l’aura di infallibilità che si arrogano certi scienziati ed esperti.

La scienza è innanzitutto dubbio, ricerca, non è possibile costruirla su considerazioni assolute ed eterne: nel caso del terremoto dell’Aquila la “certezza” proposta dagli esperti sulla non pericolosità della situazione ha portato moltissime persone ad abbassare la guardia. Ciccozzi stesso ha vissuto in prima persona i momenti terribili e le conseguenze del terremoto e proprio per questo ha deciso di analizzare i motivi che hanno portato così tante persone, lui compreso, a fidarsi del parere degli esperti in maniera acritica, superando l’istinto di conservazione che avrebbe imposto invece di trovare rifugio fuori dalle proprie abitazioni.

Le testimonianze dei parenti e degli amici delle vittime ascoltate in aula mostrano come la paura suscitata dalle scosse precedenti, le misure preventive – l’abbandonare le proprie abitazioni, il dormire in strada – siano state riconsiderate e in moltissimi casi messe a tacere dalle rassicurazioni della Commissione grandi rischi, che non ha parlato nemmeno degli accorgimenti di base da tenere (avere una bottiglia d’acqua a portata di mano, un fischietto per richiamare l’attenzione) nel caso fosse accaduto qualcosa. Molte sono state dunque le mancanze degli esperti, e quello che è successo il 6 aprile del 2009 ha mostrato il corto circuito che è venuto a crearsi tra conoscenza scientifica, comunicazione di massa e bisogno sociale di sicurezza.

La consulenza dello studioso testimonia così la necessità di un approccio alla gestione delle emergenze che sia in grado di integrare la lezione dell’antropologia del rischio perché “è inutile e dannoso comunicare il rischio (o non comunicarlo) senza comprendere come questo viene percepito dalle popolazioni e tradotto in elementi di senso comune dalla cultura antropologica degli abitanti”. L’autore, ricercatore presso l’università dell’Aquila, attraverso la sua analisi pone così le basi per una riflessione, non solo sul singolo evento in questione, ma in senso lato sulle ricadute etiche e culturali della comunicazione scientifica, per rimettere in discussione il potere che le parole di tecnici ed esperti hanno sulle nostre vite, poiché “collocare la scienza fuori dalla società significa relegarla nel mondo del puro potere”.

Dettagli Libro

  • Autore

    Antonello Ciccozzi

  • SottotitoloIl terremoto dell’Aquila e la Commissione Grandi Rischi. Un'analisi antropologica
  • EditoreDeriveApprodi
  • Edizione2ª edizione
  • Anno2013
  • Pagine192
  • ISBN978-88-6548-065-6
  • LinguaItaliano
  • PrefazionePietro Clemente
  • Copie1

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