Trent’anni fa venne sdoganata in Italia la tv del dolore. Il 13 giugno del 1981 milioni di telespettatori italiani assisterono impotenti alla morte di Alfredino Rampi.
Era la tragedia di Vermicino. La RAI trasmise in diretta e a reti unificate per ben 18 ore la lenta agonia del povero bambino in un pozzo artesiano lasciato aperto alle porte di Roma.
Fu la prima vera commistione tra generi televisivi differenti, in particolare tra l’informazione e la fiction: una inedita commistione tra le istanze relative al conoscere, legate all’informazione, e quelle relative alla partecipazione emotiva e passionale tipiche della fiction. Era giusto o non era giusto puntare le telecamere su un bambino che stava sprofondando in un buco nero dove, di lì a poco, sarebbero sprofondate, con la pietà e la vergogna per la fine del povero Alfredino, tutte le concezioni sulla televisione, sul rapporto tra informazione e spettacolo? Questo libro va alle origini della cosiddetta “televisione del dolore” ricostruendone le narrazioni che dilatano l’oggetto esplorato, abusa del diritto di cronaca, cerca nuovi ambiti di appeal e trasforma il dolore in reality.
Dettagli Libro
Autore
Anna Bisogno
- SottotitoloIl reality del dolore da Vermicino ad Avetrana
- EditoreCarocci editore
- CollanaBiblioteca di testi e studi
- Edizione1ª edizione
- Anno2015
- Pagine102
- ISBN978-88-430-6292-8
- LinguaItaliano
- Copie1



