“Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo”
Due età di confine, due solitudini diverse. A tredici anni si chiede di essere visti, a diciassette di essere creduti. In mezzo, spesso, ci sono adulti che hanno smesso di ascoltare. Una riflessione su ciò che i ragazzi ci stanno dicendo, anche quando tacciono.

Subito dopo la festa del Battesimo di Gesù è inserito l’inizio della missione del Signore. Il brano è tolto dal Vangelo di Giovanni.
La missione
La prima lettura, sempre del profeta Isaia, si rivolge al futuro salvatore, con parole benevole e incoraggianti. E’ a lui affidata la grande missione di offrire salvezza. La prospettiva non è solo lo splendore di Israele, ma l’orizzonte si allarga a tutte le genti.
«Io ti renderò luce delle nazioni,
perché porti la mia salvezza
fino all’estremità della terra».
Una missione grandiosa che deriva dalla fiducia nell’unico Dio per sentirsi affidato l’impegno talmente ampio da superare schemi umani. “Non sei più servo” l’affermazione rivolta al Messia, ma diventerai luce per le nazioni”. E’ superata la visione della religiosità riservata a un popolo, ma la salvezza è portata a tutto il mondo. Il salmo è il dialogo del profeta con il suo Dio. Gli è stata affidata la missione di annunciare la parola divina. Questo annuncio ha precise caratteristiche: è un invito, non più fondato sui riti, affermato con coraggio, senza paura, al quale il profeta risponde “Ecco io vengo”.
«Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo».
Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai».
L’annuncio della salvezza è confermato da Giovanni Battista rivolto al Nazareno. Il titolo privilegiato è il simbolo dell’agnello. Un animale ben conosciuto dal popolo ebraico dei pastori, segno di mitezza, di pace e di sacrificio.
La donazione
Al sogno di un futuro radioso, frutto di benessere e di tranquillità, si annuncia una nuova religiosità che riconosca in Dio l’origine e la cura del mondo, ma anche la necessità della sua presenza per lenire i limiti e gli errori legati alla libertà concessa a tutti gli esseri umani. Una visione sia cosmica riguardante l’universo e il suo equilibrio e l’attività umana piena di gloria e di impegno, ma anche segnata da limiti e da errori. Una creazione dunque non statica, rigida, inflessibile, ma una relazione con il proprio Dio che continua a preoccuparsi delle vicende umane, con strumenti non aggressivi, apprensivi.
La guida del cristianesimo è ben salda. Solo legami rispettosi, generosi, misericordiosi permettono di raggiungere la pace. Dio la offre con la venuta di Gesù, il quale, con le sue parole e la sua vita, dimostra come sia possibile raggiungere l’equilibrio della felicità, desiderio di tutto il genere umano. Una scelta difficilissima: è lontana la legge “dell’occhio per occhio e dente per dente”, per lasciare spazio a una relazione paziente, affettuosa, convincente.
Nella storia della Chiesa non sono mancati esempi di donazione: sacrifici della vita non per placare l’eventuale ira di Dio o penitenza per gli errori permessi, ma segni di fedeltà e di mitezza, richiamati più volte dai Vangeli.
18 Gennaio 2026 – Anno A
II Domenica tempo ordinario
(1ª Lett. Is 49,3.5-6 – Salmo 39 (40) – 2ª Lett. 1 Cor 1,1- Vangelo Gv 1,29-34)


