Dopo di noi: con la legge si apre uno spiraglio, ma ancora non si cambia rotta

ROMA – Chi si occuperà di nostro figlio dopo di noi? È la domanda che con angoscia si pongono spesso i genitori di figli disabili. Una domanda alla quale cerca di rispondere la legge “Assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno […]

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dopo di noi: con la legge si apre uno spiraglio, ma ancora non si cambia rotta

Cristina e don Vinicio AlbanesiROMA – Chi si occuperà di nostro figlio dopo di noi? È la domanda che con angoscia si pongono spesso i genitori di figli disabili. Una domanda alla quale cerca di rispondere la legge “Assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare”, approvata nei giorni scorsi in prima lettura alla Camera, con 374 sì e 75 no. Il testo prevede misure di assistenza, cura e protezione per le persone con disabilità grave, prive di sostegno familiare o perché sono venuti a mancare i genitori o perché gli stessi non sono in grado di sostenere le responsabilità della loro assistenza. Viene istituito un Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare destinato, in particolare, ad attivare programmi volti a favorire percorsi di deistituzionalizzazione, di supporto alla domiciliarità in residenze o gruppi-appartamento che riproducano le condizioni abitative e relazionali della casa familiare e che tengano conto anche delle migliori opportunità offerte dalle nuove tecnologie, al fine di impedire l’isolamento delle persone con disabilità.

“La legge è un passo avanti nel sistema di welfare che in Italia non è stato del tutto completato”. È il parere di don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, per il quale un aspetto da approfondire è “quello del fondo” e del ruolo affidato alle Regioni, che adottano indirizzi di programmazione e definiscono i criteri e le modalità per la concessione e l’erogazione dei finanziamenti, “con il rischio di avere una situazione a macchia di leopardo. Sarebbe necessario un dialogo tra le Regioni in modo da non avere trattamenti disparati a seconda di dove si vive”.Purtroppo, “il dettato della legge è molto generico, si tratterà di vedere come ciascuna Regione riuscirà a tradurre in pratica queste forme di sostegno”. Un altro punto da chiarire per don Albanesi è quello che riguarda i disabili gravi: “Quando uno rimane solo, la gravità dipende dalla dimensione sanitaria o dalla condizione socio-economica?”.

(fonte: Agenzia Sir)

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