Crisi, fretta, solitudine: così cambiano la solidarietà e l’approccio alle emergenze

CAPODARCO DI FERMO – “La crisi si è innestata su un sistema che già vivevamo. Poi la malattia, sempre più complessa, con disabilità gravi e gravissime. E la solitudine: è finito il tempo della solidarietà che abbiamo vissuto negli anni Settanta e Ottanta. Infine le […]

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crisi, fretta, solitudine: così cambiano la solidarietà e l’approccio alle emergenze
foto: Stefano Dal Pozzolo

foto: Stefano Dal Pozzolo

CAPODARCO DI FERMO – “La crisi si è innestata su un sistema che già vivevamo. Poi la malattia, sempre più complessa, con disabilità gravi e gravissime. E la solitudine: è finito il tempo della solidarietà che abbiamo vissuto negli anni Settanta e Ottanta. Infine le emergenze, trattate in maniera bestiale: in 24 ore ti fanno accogliere le persone e firmare un contratto. Abbiamo accolto 51 migranti, ma quando scadrà il contratto non sapremo come provvedere a loro”. Non solo: con la latitanza della politica, “spesso bisogna ricorrere a vie legali per far rispettare diritti calpestati”. È il quadro dello scenario sociale sintetizzato da don Vinicio Albanesi, presidente nazionale della Comunità di Capodarco, che ha aperto questo pomeriggio i lavori del seminario formativo promosso oggi e domani dalla Comunità per tutta la rete degli operatori e dei responsabili delle realtà aderenti in tutta Italia alla Comunità di Capodarco. Una cinquantina i partecipanti, che si confronteranno con il sociologo Giovanni Battista Sgritta, docente all’Università La Sapienza, sullo stato sociale in Italia.

“Cresce la tendenza all’ospedalizzazione a basso costo di pazienti residenziali, psichiatrici, cronici e anziani. Ma è difficile mantenere gli standard a cui siamo abituati nelle nostre piccole comunità: l’infermiere h 24 costa 120 mila euro all’anno”, ha osservato don Albanesi. Altro esempio: “I minori che accogliamo sono soprattutto psichiatrici, con qualche straniero, quindi si creano situazioni complesse e ingestibili”.

Domani i partecipanti lanceranno un appello condiviso, sollecitando “un momento di riflessione generale del Paese con l’indizione degli Stati generali del welfare,chiamando a raccolta studiosi, associazioni interessate, persone impegnate. Da questa riflessione può nascere un nuovo modello di welfare”, auspica don Albanesi. (lab)

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DECALOGO

Nella vita concreta delle persone c’è la convinzione che sia l’individuo a fare sintesi sulla propria fede, in modo autonomo: una somma di idee, convinzioni, atteggiamenti, pratiche che ondeggiano tra la fede cattolica classica e altri riferimenti. La cultura ancora prevalente nelle nostre terre non nega Dio, ma sottopone la sua presenza e le indicazioni della Chiesa a un esame che fa appello alla scelta personale. Che cosa significa, dentro questo contesto sociale e culturale, declinare quanto fino a poco tempo fa era radicato e indiscusso – il Decalogo – ma che ormai sembra essere «in esilio» per la maggior parte di noi? Le pagine di questo volume sono insieme un esercizio di memoria e uno sforzo responsabile di aggiornamento per non perdersi «nel precetto» e tornare alla fonte.

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La solitudine è il flagello contemporaneo e quella che si annida nella modernità multimediale dei mezzi di comunicazione è tanto invisibile quanto perniciosa. Don Vinicio ci aiuta a conoscerla. Alla sua maniera. Senza nascondere nulla di sgradevole ai nostri occhi e alle nostre coscienze. Senza riguardo, ma del resto lui non ce l’ha nemmeno per chi l’ha ordinato sacerdote e lo ha scelto per scriverci queste preghiere, tanto probabili che leggendole non si può fare a meno di sperare che siano certe e diffuse” (Dalla Prefazione di Ferruccio De Bortoli).

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QUESTA TERRA E’ ANCHE MIA. Agricoltura Capodarco: storie di lavoro e solidarietà

Era il 1978 quando Milly Luksa e Memmo Mezzani, coppia di disabili miodistrofici ospiti della Comunità di Capodarco di Roma – guidata da don Franco Monterubbianesi – scelsero di trasferirsi in campagna, sui Castelli romani, per dare vita a una nuova casafamiglia dedita alle attività dell’agricoltura, dell’orto, della cura degli animali. Arrivarono a Grottaferrata insieme a un gruppo di obiettori di coscienza che impararono a coltivare la terra e si trasformarono in contadini. Il casale spalancò le sue porte per dare accoglienza ad altre persone disabili, fragili, emarginate, senza famiglia, relegate negli istituti di quel tempo. I princìpi di fondo: vita comunitaria autogestita, sostegno reciproco, partecipazione, inserimento lavorativo. Nasceva così, quarant’anni fa, il nucleo originario della cooperativa sociale Agricoltura Capodarco, una delle prime esperienze concrete di agricoltura sociale in Italia…

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