La giornata tipo della “famiglia” di Santa Elisabetta

Ogni pomeriggio, intorno alle 16.30, la casa è vuota e silenziosa. Dopo aver controllato che tutto sia in ordine, chiudo la porta della Comunità Santa Elisabetta, che ci aspetta domani per un’altra giornata da passare insieme. Quindici anni fa, nel presentare alle famiglie questo centro […]

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la giornata tipo della “famiglia” di santa elisabetta

Ogni pomeriggio, intorno alle 16.30, la casa è vuota e silenziosa.
Dopo aver controllato che tutto sia in ordine, chiudo la porta della Comunità Santa Elisabetta, che ci aspetta domani per un’altra giornata da passare insieme.

Quindici anni fa, nel presentare alle famiglie questo centro diurno, ho utilizzato l’immagine della “famiglia di giorno”. Al di là dell’impostazione socio-educativa e riabilitativa del servizio, l’idea che volevamo fosse ben chiara a tutti era proprio di sottolineare lo stile familiare e accogliente del centro.  Dalla struttura di casa colonica vista mare, agli arredi interni e allo stile relazionale degli operatori, tutto doveva contribuire a far sentire accolte le persone disabili. E, dopo tanti anni, ci sembra di esserci riusciti.

La nostra giornata inizia alle 9.00, quando il primo educatore apre la casa, che ci aspetta silenziosa, ma pronta ad accoglierci tutti. Ma la quiete dura poco: entro le 9.30 arriviamo tutti e la casa si riempie di saluti, chiacchiere e racconti della sera prima o della mietitrebbia incontrata lungo il percorso, che fa dannare Fabrizio, il nostro storico “autista/autistico”, come lui stesso si definisce.  Iniziano le attività programmate e le persone si dividono per i due piani della nostra casa.

Con l’operatore di riferimento c’è chi inizia a scrivere al computer per preparare un nuovo articolo per il “Quadrifoglio”, il giornalino del Centro, oppure chi si sfida con giochi interattivi di attenzione e memoria. In altre stanze ci si trova a stracciare la carta, a dipingere un mosaico finito il giorno prima o, ancora, a scartavetrare scatolette di tonno per trasformarle in nuovi oggetti, come una batteria in miniatura, con tanto di casse, piatti e charleston.

Se il piccolo gruppo è il metodo scelto dall’equipe per gestire persone con caratteristiche simili, non si tralascia di procedere parallelamente anche con il lavoro individuale per le persone che ne hanno necessità. Una volta a settimana un bel gruppo si ritrova in palestra con Matteo, il fisioterapista, per giochi e attività motorie divertenti.

Ma alle 10.45 scatta l’ora della colazione! Tutti insieme ci ritroviamo in sala da pranzo per tè, orzo o succo di frutta, a seconda dei gusti, accompagnati da biscotti o pane e cioccolata.

Ogni giorno è prevista anche un’uscita dal centro per incontrare il mondo al di fuori della nostra casa: dalla piscina alla spesa al centro commerciale di Porto San Giorgio; dal laboratorio della comunità fino alla mensa dell’associazione Il Ponte, dove alcuni dei nostri vanno a dare una mano ai volontari di questa bella realtà di Fermo che aiuta tante persone in difficoltà.  Poi, una volta a settimana, andiamo a trovare i nostri “cugini” della comunità Sant’Andrea. Musica, giochi ed un po’ di confusione si trasferiscono per qualche ora sulla Pompeiana, ma, all’ora di pranzo, tutti a tavola!

I grandi tavoli di legno massiccio e il profumo dei piatti di Mirella ci accolgono nella nostra sala da pranzo e, qualche volta, i tappi per le orecchie ci servirebbero proprio….
Fra chiacchiere e racconti, domande o “annunci” di visite dei prossimi giorni, passa quasi un’ora, l’unico momento della giornata nel quale ci troviamo tutti insieme nella stessa sala.

Dopo pranzo, curata l’igiene personale, finalmente un po’ di “tempo libero”!
Per l’equipe è forse uno dei momenti più impegnativi: infatti, se qualcuno si ritrova al computer per giochi o ricerche, gli altri si sparpagliano per tutta la casa, tra giochi di gruppo o individuali… Per noi, mille occhi non bastano mai!

Quando il giovedì viene il dottor Sagripanti, il nostro direttore sanitario, c’è sempre chi non smetterebbe mai di salutarlo. Insieme a Sara, la nostra infermiera, verifica lo stato di salute di tutti e si mantiene sempre aggiornato sull’andamento del centro.

Le 16.00 si avvicinano a grandi passi e la nostra vivace “famiglia di giorno” si avvia a prepararsi a tornare nelle proprie case.  Ma domani, Santa Elisabetta ci attende ancora per ricominciare, senza mai stancarsi di noi, un’altra nuova giornata da trascorrere tutti insieme.

Francesco Cucchi

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Redazione Capodarco

L'ufficio comunicazione della Comunità di Capodarco racconta la vita della rete: persone, territori, diritti. Da sessant'anni diamo voce a chi spesso non ne ha. Tutti gli articoli

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