Albania: un impegno contro il disagio e i ritardi storici

Storie, sorrisi, lacrime e una speranza. Le storie, i sorrisi e le lacrime sono quelle di tre bambini disabili albanesi ospiti del Centro socio-educativo Primavera, attivato dalla Comunità di Capodarco a Tirana. La speranza è quella dei loro genitori e degli operatori della struttura, impegnati […]

this.image.title
albania: un impegno contro il disagio e i ritardi storici

Foto: Nazzareno Polini

Storie, sorrisi, lacrime e una speranza. Le storie, i sorrisi e le lacrime sono quelle di tre bambini disabili albanesi ospiti del Centro socio-educativo Primavera, attivato dalla Comunità di Capodarco a Tirana. La speranza è quella dei loro genitori e degli operatori della struttura, impegnati nella non facile missione di rafforzare nel Paese la necessaria sensibilità verso il disagio e, appunto, la disabilità, L’Albania rimane infatti un Paese difficile, caratterizzato da un contesto sociale, culturale ed economico complicato. E in questo scenario il sostegno ai più deboli è posto in secondo piano di fronte alle necessità più elementari.

La Comunità internazionale di Capodarco è presente in Albania dal 1996, quando fu chiamata a gestire il primo centro per disabili. Da allora la presenza non si è mai interrotta. E oggi? Oggi, come detto, la necessità è quella di dare visibilità a quanto fatto. Da qui l’idea di un libro fotografico, intitolato “Lule”, che racconta la storia di tre bambini – Kledi, Xhoena e Xhenni – emblema delle decine di bimbi accolti e riabilitati. Un modo per esaltare le risorse e la bontà di progetti ed educatori, ma anche la voglia di vivere e la voglia di riscatto dei bambini e delle loro famiglie. Esaltare e dare visibilità a percorsi di autonomia, un modo per rendere loro merito ma anche un invito all’intero Paese, affinché la forza di Kledi, Xhoena e Xhenni “contagi” e spinga idealmente alla crescita di una sensibilità e delle conseguenti, irrinunciabili, politiche sociali. I testi del volume sono di Riccardo Sollini, le foto di Stefano Coppari e Nazzareno Polini, per il coordinamento di Giovanni Marrozzini.

E questo è il passaggio che porta diritti alla seconda fase, quella posta in essere dal Coordinamento delle associazioni operanti nel campo della disabilità, che da un anno opera in Albania per attivare sinergie e capire, attraverso uno stretto contatto con il governo, le strategie in atto e individuare un referente per ogni istituzione locale. Dell’organismo fanno parte 4 Ong (Comunità di S.Egidio, Emmanuel, Dokita e Magis) e l’Unità tecnica locale-Ufficio cooperazione italiana a Tirana.

Il coordinatore è Riccardo Sollini, della Comunità di Capodarco di Fermo. “L’organismo racchiude in sé il senso di quello che il Centro socio-educativo Primavera fa da anni in Albania – afferma – con un’azione forte sulle famiglie. L’intento è quello di cambiare la società e le istituzioni, attraverso un’opera di sensibilizzazione. Tra l’altro l’Italia ha ricevuto il compito di lavorare sulle strategie e normative del Kossovo sulla disabilità, in collaborazione con le autorità locali. Ci sono contatti con il nostro coordinamento proprio per cercare di sviluppare una sinergia in questo senso”.

Tornando all’Albania, non sono stati anni facili quelli appena trascorsi. “La collaborazione con le istituzioni albanesi è difficile – afferma ancora Sollini -: abbiamo notato una certa chiusura, dovuta anche al continuo e veloce cambio dei ministri e, dunque, ad una difficoltà di garantire continuità nelle relazioni e nelle conseguenti azioni. Per quanto mi riguarda, si è trattato di un’esperienza formativa e il confronto con la nostra realtà ci ha fatto rendere conto di quante conquiste siano state fatte a livello di diritti umani. In Albania i problemi sono amplificati e tanta è ancora la strada da fare, poiché esiste un muro attorno alla diversità e alla disabilità. Però c’è un impatto fortissimo sulle famiglie, che si sono sentite rinfrancate dalla nostra presenza. Per loro è stata una svolta: all’inizio i ringraziamenti sono arrivati semplicemente perché dicevamo loro l’effettiva patologia del figlio. Per le famiglie questo è un punto di arrivo e, insieme, di partenza”.

Guarda la photogallery “Lule. Fiori albanesi”

 

l'autore

Redazione Capodarco

L'ufficio comunicazione della Comunità di Capodarco racconta la vita della rete: persone, territori, diritti. Da sessant'anni diamo voce a chi spesso non ne ha. Tutti gli articoli

continua a leggere

Altre storie

Articolo

DECALOGO

Nella vita concreta delle persone c’è la convinzione che sia l’individuo a fare sintesi sulla propria fede, in modo autonomo: una somma di idee, convinzioni, atteggiamenti, pratiche che ondeggiano tra la fede cattolica classica e altri riferimenti. La cultura ancora prevalente nelle nostre terre non nega Dio, ma sottopone la sua presenza e le indicazioni della Chiesa a un esame che fa appello alla scelta personale. Che cosa significa, dentro questo contesto sociale e culturale, declinare quanto fino a poco tempo fa era radicato e indiscusso – il Decalogo – ma che ormai sembra essere «in esilio» per la maggior parte di noi? Le pagine di questo volume sono insieme un esercizio di memoria e uno sforzo responsabile di aggiornamento per non perdersi «nel precetto» e tornare alla fonte.

Articolo

IL DIO DELLA COMPAGNIA

Non si può leggere questo libro di don Vinicio Albanesi, senza sentirsi pesantemente tirati in ballo, messi di fronte alla propria cattiva coscienza. Eppure, una volta riconosciuta la forza scioccante di una scrittura che non ha tempo da perdere, credenti e non credenti possono leggere questo libro per il solo piacere di udire le parole risuonare, secche, precise, ciascuna con il coraggio del suo significato. Forse perché don Albanesi conosce la potenza delle parole e confida che la loro bellezza indichi a chiunque, anche a chi non è suo compagno di strada, la necessità di ascoltare.

Articolo

RACCONTARE DIO – Per essere parte attiva del creato

Un percorso di vita all’insegna della ricerca di Dio e dell’impegno a esserne testimone: questo, in sintesi, il testo autobiografico scritto da don Vinicio Albanesi con l’obiettivo di restituire al lettore esperienze di fede vissuta. “La cosa migliore per accompagnare la crescita di fede è raccontare Dio” scrive l’autore, presidente della Comunità di Capodarco, parroco dell’Abbazia di San Marco alle Paludi, in provincia di Fermo. “Si ha così la possibilità di conoscerlo e di amarlo. Fermarsi alle pratiche è deleterio e fuorviante. Il Dio cristiano, tramite Gesù, ha molte cose da suggerire e da proporre”. Una visione diversa, un esercizio di fede continuo che si esplicita nella quotidianità, nel rapporto con gli altri e, soprattutto, con i più fragili. Una fede non scevra da dubbi e incertezze, capace però di donare serenità e la consapevolezza di aver finalmente incontrato Dio.

Resta in contatto

Le storie della rete, ogni due settimane.

Reportage, nuove pubblicazioni, eventi e battaglie sui diritti. Niente spam, solo ciò che conta.