Senza conservanti

“Senza conservanti”, la rubrica di Vinicio Albanesi. N.111 – BIMBE SCOMPARSE NEL FANGO

Due età di confine, due solitudini diverse. A tredici anni si chiede di essere visti, a diciassette di essere creduti. In mezzo, spesso, ci sono adulti che hanno smesso di ascoltare. Una riflessione su ciò che i ragazzi ci stanno dicendo, anche quando tacciono.

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«Senza conservanti» — il commento settimanale sull'attualità, senza additivi né sconti.

Addolora la morte delle bimbe scomparse nel fango, dopo un nubifragio nel Texas. Non si conosce ancora il numero delle vittime. Erano in un campo estivo, come ne organizziamo dalle nostre parti. I campi scuola sono istruttivi perché i ragazzi si ritrovano insieme per vivere la loro socialità, ma anche per il progetto formativo che è alla base di ogni ritrovo scout.

I genitori sono disperati, alcuni dei quali ancora in ricerca dei corpi delle loro figlie. Come se si fosse abbattuto un contrasto terribile tra la nobiltà dell’iniziativa e le leggi della natura che segue i suoi percorsi, senza emozioni e senza umanità. Di fronte alla tragedia si perdono le responsabilità e nessuno pagherà per la superficialità o, peggio ancora, per l’abbandono degli impegni istituzionali preposti a limitare i danni.

Tragedie che si ripetono, senza trovare il filo etico per chi dovrebbe rispondere delle proprie azioni. In quel luogo non c’erano gli strumenti di allerta; i servizi metereologici sono giunti in ritardo. Il fiume Guadalupa, in poco più di un’ora, è salito di 6/7 metri travolgendo ogni cosa: e non era la prima volta. Nonostante le tragedie ancora non si è creata la coscienza capace di leggere gli allarmi inviati sempre più frequentemente per gli sconvolgimenti del meteo.

Invano gli studiosi informano, denunciando il cambio del clima ad opera dell’umanità. Si prosegue imperterriti sul riscaldamento globale, sull’uso del territorio, sulla sfida di costruzioni negli alvei dei fiumi. Il rischio evidente è che, trascorsa l’emozione, poco cambia. Invece la natura continua nell’equilibrio che le è proprio. Stagioni di siccità e di inondazioni; caldo intenso fuori stagione, previsioni sempre più inaffidabili.

Cadono nel vuoto gli appelli alla tutela del creato. L’onnipotenza umana non vuole limiti; per questo è responsabile anche delle tragedie. Una responsabilità che mal si imputa a qualcuno; eppure i cambiamenti non sono evoluzioni naturali: sono logiche risposte ad azioni scomposte. Non sappiamo a quante tragedie dovremo assistere per rispettare le regole che hanno una loro armonia che non accoglie stravolgimenti.

Alle bimbe morte sarebbe bello innalzare un monumento, con la scritta: morte innocenti, senza citare il fiume assassino. Potrebbe essere la dedizione di vite morte per la città, senza che lo desiderassero, ma travolte per la violenza della natura.