Senza conservanti

“Senza conservanti”, la rubrica di Vinicio Albanesi. N.97 – COMUNQUE LA FILA

Due età di confine, due solitudini diverse. A tredici anni si chiede di essere visti, a diciassette di essere creduti. In mezzo, spesso, ci sono adulti che hanno smesso di ascoltare. Una riflessione su ciò che i ragazzi ci stanno dicendo, anche quando tacciono.

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«Senza conservanti» — il commento settimanale sull'attualità, senza additivi né sconti.

Siamo costretti a correre senza pausa, anche nelle situazioni più ordinarie. Negli anni ‘70 era stato previsto che una bicicletta a Roma sarebbe stata più veloce di una automobile. E così è stato.

La nostra cultura spinge alla fretta, comunque. Un dinamismo fine a se stesso che produce molto poco, in termini di risultati e di benessere. Percorsi inconsistenti e ripetitivi. E’ il risultato dei sogni da raggiungere, senza sogno. Gli obiettivi da raggiungere non sono dichiarati: il presente, momento per momento, suggerisce impulsi e condotte. Il risultato è una vita così complicata da travolgere persone, famiglie, popoli.

Al fondo della corsa attendono le file: per le strade, alle poste, dal medico, anche al supermercato. Per un semplice servizio è oramai abitudine prendere un appuntamento. Da non saltare, innescando, la catena della soppressione o dello spostamento di altri impegni. La razionalità sembra saltata, anche quella elementare e di immediato istinto. Un problema serio perché il rischio è di fare la fine del criceto che gira sulla ruota senza fine.

Alla base del movimento c’è lo sviluppo per obiettivi veri o immaginati, rischiando l’inutilità o il non senso. E’ difficile fermare il meccanismo chiamato modernità, anche se qualcuno sta suggerendo il post-moderno: nei sentimenti, nelle scelte, nelle vite. Non si sa bene in che cosa consista. Sembra che la civiltà occidentale aspiri al dominio della propria vita e della storia, senza fermarsi. Eppure sono presenti i limiti del tempo e dello spazio: se misurati con la propria vita sono pure brevi. E’ una riflessione che non riesce a fermare la macchina della corsa che ha conquistato l’Occidente e non solo.

Qualcuno, in solitudine, dichiara di aver cambiato vita, per ritrovare se stesso, la natura, il benessere fisico e mentale. Strade diverse che riguardano il pensiero, i sentimenti, la fisicità, anche se rimanda alla grande domanda del perché. Sicuramente penserà la natura a porre rimedio alla fretta insopportabile, restituendo tempi e modi di vivere. Nel frattempo è utile godere dei beni posseduti: non sono pochi. Per molti la sicurezza, l’istruzione, la vivibilità ha raggiunto livelli ottimi.

Il problema reale è che forzare ancora, senza sapere per che cosa e per chi rischia l’implosione: la perdita di quanto conquistato per tornare ad una condizione regredita. La spinta propositiva umana dell’intelligenza e della creatività deve essere sottoposta a una volontà che stabilisca priorità, metodi, tempi ed efficacia. Purtroppo non sempre si verifica.