APERTI ALLA LETTURA di Pina Bellusci. Tre parole chiave per leggere “L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità”

APERTI ALLA LETTURA a cura di Pina Bellusci Biblioteca sociale della Comunità di Capodarco di Fermo “lavoro” “sguardo” “inclusione” Tre parole chiave per leggere: “L’INCLUSIONE LAVORATIVA DELLE PERSONE CON DISABILITÀ. Metodi e strumenti per l’accompagnamento, l’inserimento, la valutazione” di Marino Bottà (Erickson edizioni, 2024) Piccoli […]

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aperti alla lettura di pina bellusci. tre parole chiave per leggere “l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità”

APERTI ALLA LETTURA
a cura di Pina Bellusci
Biblioteca sociale della Comunità di Capodarco di Fermo
“lavoro”
“sguardo”
“inclusione”

Tre parole chiave per leggere:
“L’INCLUSIONE LAVORATIVA DELLE PERSONE CON DISABILITÀ. Metodi e strumenti per l’accompagnamento, l’inserimento, la valutazione”
di Marino Bottà (Erickson edizioni, 2024)

Piccoli spunti tratti dalle pagine del libro

Vite disoccupate

Il diverso appare sempre come inadeguato a uniformarsi ai modelli sociali imperanti, non solo, lui stesso diventa testimone dei limiti dell’altro. Questa è la storia della disabilità da sempre. La legge n. 68, del 12 marzo 1999 prevede il “Diritto al LAVORO per i disabili” e l’iscrizione al “Collocamento disabili” di: “invalidi di guerra, invalidi civili di guerra e per servizio, con minorazioni ascritte dalla prima all’ottava categoria, di cui, alle tabelle annesse al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra, approvato con decreto del Presidente della Repubblica” a cui si aggiungono gli orfani di deceduti e i figli di grandi invalidi per causa di guerra. Oggi questa categoria di iscritti è quella numericamente meno significativa e le modalità di collocamento non si discostano da quelle delle altre persone con disabilità. In 15 anni, solo tre persone hanno avuto questo riconoscimento di invalidità.

Lo sguardo dell’altro

Il punto di vista e lo SGUARDO sul mondo, indica il luogo da cui parte l’osservazione, nonché l’identità dell’osservatore, ossia colui che dà contenuto e significato a quello che osserva, e che costruisce una propria opinione. Ne consegue che l’osservazione prende significato dall’interpretazione dell’osservatore e dalla distanza da ciò che osserva. Non esistono osservatori privi di soggettività, quindi chi osserva trasforma l’oggetto della sua attenzione in una verità interpretata, non condivisa, pre-condivisa e post-condivisa da una parte della comunità. È la relazione che attribuisce valore all’oggetto osservato. Lo stesso avviene rispetto alla distanza psicologica o fisica fra soggetto osservante e soggetto osservato.

Sul mercato del lavoro debole e sul collocamento mirato convergono tre soggetti interessati: Il disoccupato con disabilità, l’imprenditore e il “collocatore”. Ognuno con un proprio punto di vista rispetto al bisogno o lavoro/occupazione. La persona con disabilità pensa che il lavoro sia un suo diritto, pertanto, il compito del collocamento è quello di trovarglielo. Ritiene inoltre che le aziende non siano affatto disponibili. L’imprenditore, invece, considera la persona con disabilità un lavoratore da evitare e pensa che il collocamento pubblico sia un “invasore inopportuno”. La persona con disabilità rivendica il suo diritto al lavoro e giudica tutto e tutti in rapporto al suo stato occupazionale, l’azienda in rapporto all’onerosità del rispetto della legge e il collocamento in rapporto alla sua efficienza burocratica e amministrativa.

Il percorso di accompagnamento al lavoro

Considerato che il collocamento disabili non si occupa dell’inserimento lavorativo, sono i servizi accreditati al lavoro che se ne occupano, (agenzie per il lavoro, servizi per l’inserimento lavorativo, concorsi delle cooperative, centri di formazione professionale e servizi delle Asl, ecc.) che si fanno carico dei bisogni occupazionali e si attivano di conseguenza. L’operatore del servizio, dopo uno o più colloqui con la persona o i familiari e dopo essersi confrontato con eventuali servizi sociali o socio-sanitari, si muove autonomamente per perseguire l’INCLUSIONE lavorativa.

Elaborato il progetto di accompagnamento al lavoro, si pone il problema di trovare il contesto di inserimento adeguato e disponibile. La cosa più ovvia è quella di verificare le ditte soggette agli obblighi di legge e individuare quelle giuste. Ma come fare? Alcune province, in realtà pochissime, mettono a disposizione gli elenchi dell’azienda, altrimenti ci si può rivolgere al collocamento e chiedere di avere l’elenco o poter consultare i prospetti informativi. Nella quasi totalità dei casi vi verrà negato, nonostante sia previsto dalle norme in materia. Non vi resta che trovare soluzioni alternative come dare per scontato che tutte le aziende di grosse dimensioni sono parzialmente scoperte in quota di riserva o banalmente guardando quante auto sono nel parcheggio dell’azienda.

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Redazione Capodarco

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