Fortuna D’Agostino, Cavaliere della Repubblica: “Un riconoscimento ai valori di Capodarco”

Lo scorso 27 dicembre 2020 il Presidente della Repubblica ha conferito a Fortuna D’Agostino l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana”. Un riconoscimento che premia una scelta di vita comunitaria compiuta quasi trent’anni fa, che ha garantito diritti ai bambini in un territorio in […]

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fortuna d’agostino, cavaliere della repubblica: “un riconoscimento ai valori di capodarco”

Lo scorso 27 dicembre 2020 il Presidente della Repubblica ha conferito a Fortuna D’Agostino l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana”. Un riconoscimento che premia una scelta di vita comunitaria compiuta quasi trent’anni fa, che ha garantito diritti ai bambini in un territorio in cui spesso sono negati.

Fortuna, insieme a suo marito Antonio, dirige infatti la struttura di accoglienza Comunità di Capodarco Teverola, in provincia di Caserta, comunità di tipo familiare per l’accoglienza di minori in difficoltà. Un’esperienza avviata con un piccolo gruppo di soci e volontari, prima in un appartamento residenziale, poi, a partire dal 2002, in una villa confiscata alla camorra a Trentola Ducenta dove è nata la “Compagnia dei Felicioni”. Nel corso degli anni centinaia di bambini sono passati tra le loro braccia, bambini figli di quella Italia dimenticata e che grazie a loro hanno potuto sperimentare quello che ad ogni essere umano dovrebbe essere garantito. “In questo riconoscimento c’è tutta Capodarco – raccontano Antonio e Fortuna, ci sono quei valori di solidarietà e altruismo che coniugano diritti costituzionali e vangelo; c’è una scelta di vita, di condivisione, quel sogno di cambiare il mondo che ci mosse anni fa e che oggi è ancora vivo in noi. E’ un onorificenza che sentiamo di condividere anche con gli operatori, i volontari della comunità e a tutti gli attori protagonisti di questa grande famiglia”.

Oggi a Trentola Ducenta la casa-famiglia di Antonio e Fortuna è composta da 6 bambini di diversa età, tutti provenienti da situazioni difficili. Sono loro il carburante quotidiano per guardare avanti con forza e fiducia anche in un momento così difficile di piena pandemia: “Il riconoscimento più bello sono i nostri bambini- spiega Fortuna, ci fanno stare bene e ci ricordano ogni giorno che è stata giusta la scelta di stare accanto a chi ha più difficoltà. Il Covid ha fatto visita anche alla nostra piccola realtà, fortunatamente in maniera lieve, e ci ha tolto momentaneamente la possibilità di aprirci al territorio che è molto importante per i nostri piccoli. Lo stare insieme e il loro affetto hanno però rappresentato l’antidoto a tutto questo”. Uno degli ultimi progetti avviati dalla “Compagnia dei Felicioni” è il doposcuola popolare, basato sulla pedagogia di don Milani, e il campo estivo strutturato per i minori a rischio del territorio, in collaborazione con la parrocchia S. Michele Arcangelo e la scuola elementare locale Giovanni Paolo II.

“Il valore che vogliamo trasmettere ai bambini è quello di non abbattersi nei momenti di difficoltà, che in questo territorio sono frequenti” – spiega Fortuna. Momenti come quelli vissuti ripetutamente da Fortuna e Antonio dal momento in cui decisero con coraggio di andare a vivere, con i loro quattro figli e con sette ragazzi accolti, in una villa confiscata alla camorra. Un’escalation di soprusi, violazioni di diritti e forzature burocratiche contro le quali non hanno esitato a combattere con tutte le loro forze. Per due volte la revoca del bene creò un clima di isolamento e paura nella comunità, le iniziative organizzate dalla Comunità, tra queste un dopo scuola popolare, vennero tutte disertate dalle istituzioni nonostante tutti su scala nazionale avessero riconosciuto nel “modello Caserta” un esempio di pratica virtuosa in materia di accoglienza di minori in difficoltà. Difficoltà di ogni sorta che non hanno mai abbattuto lo spirito di Antonio e Fortuna: “Ai più piccoli bisogna dare l’esempio e la consapevolezza che un’altra vita è possibile, se ci fossimo sottomessi a certe logiche poi come avremmo spiegato ai nostri figli della necessità di stare sotto una legge che non è legge, noi abbiamo voluto sempre andare avanti a schiena dritta”.

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Redazione Capodarco

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