“Crim cramp”, film (da oscar) sui diritti delle persone disabili

Stati Uniti, primissimi anni Settanta. Un campo estivo per ragazzi disabili poco fuori New York, gestito da un gruppo di hippy dopo 20 anni di impianto classico, scatena quella scintilla che porterà, nel 1990, alla firma dell’Americans with disability Act. Si chiama Camp Jened, e […]

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“crim cramp”, film (da oscar) sui diritti delle persone disabili

Stati Uniti, primissimi anni Settanta. Un campo estivo per ragazzi disabili poco fuori New York, gestito da un gruppo di hippy dopo 20 anni di impianto classico, scatena quella scintilla che porterà, nel 1990, alla firma dell’Americans with disability Act. Si chiama Camp Jened, e lì le giornate scorrono tra tuffi in piscina, gite in barca, musica, canti e balli, le prime sigarette e i primi approcci amorosi. Sembra quasi di essere a Woodstock.

A raccontare quel luogo è “Crip Camp: disabilità rivoluzionarie”, un documentario diretto da Nicole Newnham e Jim LeBrecht, prodotto da Barack e Michelle Obama, e disponibile su Netflix, candidato all’Oscar 2021. Interviste di oggi ai protagonisti di allora e tantissimo materiale d’archivio girato a quei tempi. Tempi rivelatori di un periodo che fu pionere nel campo dei diritti delle persone disabili e che tanto ricorda l’utopia rivoluzionaria (tutta italiana) della Comunità di Capodarco poi diventata modello per altre realtà.

Sospinto dal nuovo vento del movimento pacifista, della rivoluzione sessuale e del femminismo, Crip Camp dà vita anche alle manifestazioni per i diritti delle persone disabili, per la deistituzionalizzazione, per la fine delle classi differenziali, per l’accessibilità nei trasporti, sul lavoro, nei luoghi pubblici. Inizia così la seconda parte del documentario, una parte lunga 20 anni che vede le vite di alcuni dei giovani partecipanti a Camp Jened intrecciarsi con la storia americana recente nell’arco delle amministrazioni Nixon, Car-ter e Reagan. Si aggiungono altri protagonisti, che hanno il volto dell’attivismo politico per l’approvazione di una legge antidiscriminazione (il cosiddetto paragrafo “504”), della battaglia per i diritti civili, di una militanza che unisce persone con disabilità diverse, dell’occupazione per 25 giorni del Dipartimento della Salute, l’educazione e il welfare di San Francisco (con il sostegno materiale delle Pantere Nere) e delle proteste davanti alla Casa Bianca fino alla firma, nel 1990, della legge sulle pari opportunità per le persone disabili, l’Americans with disability Act.

Filo conduttore è la figura, insieme ad altre, tra cui lo stesso regista LeBrecht, di Judy Heumann, creatrice del Movimento per i diritti delle persone disabili ed ex consulente speciale del Dipartimento di Stato degli Usa. Crip Camp, che ha vinto il premio del pubblico al Sundance Film Festival 2020, è uno di quei documentari necessari: un manifesto politico, ritratto di un’epoca passata, ma ancora terribilmente attuale.

(La recensione è tratta dal numero di SuperAbile INAIL di  maggio 2020, il mensile dell’Inail sui temi della disabilità)

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Redazione Capodarco

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