“Allenare pazienza e cura”: presente e futuro del progetto No Neet a Caltagirone

  La Comunità-alloggio per minori “Il Favo” di Caltagirone(CT), come molte altre realtà legate a Capodarco, si è reinventata nuove modalità di lavoro per consentire ai giovani ospiti di riempire quei vuoti che l’emergenza coronavirus ha inevitabilmente creato. La struttura partecipa al progetto “No Neet – […]

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“allenare pazienza e cura”: presente e futuro del progetto no neet a caltagirone

 

La Comunità-alloggio per minori “Il Favo” di Caltagirone(CT), come molte altre realtà legate a Capodarco, si è reinventata nuove modalità di lavoro per consentire ai giovani ospiti di riempire quei vuoti che l’emergenza coronavirus ha inevitabilmente creato. La struttura partecipa al progetto “No Neet – Il principale problema che ha la scuola sono i ragazzi che perde”, che vede capofila la Comunità di Capodarco. Un progetto rivolto alle organizzazioni del Terzo settore e al mondo della scuola con l’obiettivo di promuovere e stimolare la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di dispersione e abbandono scolastici di adolescenti. Questi ultimi sono tra i soggetti che maggiormente risentono del lockdown, come spiega il responsabile della Comunità “Il Favo”, Filippo Pizzo. “La comunità spesso non è il luogo idilliaco per trascorrere questo periodo che vede ribellioni, richiesta di una maggiore libertà, necessità di maggiore privacy. Poi ecco arrivare la pandemia. Il lockdown ha stravolto il quotidiano di molti adolescenti: scuole chiuse, attività sportive sospese, il non poter trascorrere del tempo con gli amici. Per gli adolescenti in comunità a tutto questo si aggiunge l’impossibilità di poter trascorrere questo tempo nelle loro famiglie, che prima raggiungevano nei weekend”.

Nell’orto per allenare pazienza e cura

“Abbiamo dedicato questo primo periodo della quarantena- prosegue Pizzo – all’organizzazione di attività che riempissero le loro giornate in maniera costruttiva. Sono nate esperienze che hanno dato vita a un nuovo modo di incontrarsi, di condividere”. Tra le attività realizzate ci sono laboratori e colloqui a distanza, mentre sono diverse quelle in cantiere. “Abbiamo attivato il laboratorio di cucina, che ha visto i ragazzi protagonisti nella preparazione di pranzi, cene e dolci tipici della tradizione pasquale; hanno poi avuto modo di ripensare l’organizzazione delle proprie stanze, i colori delle pareti e le decorazioni. È stato inoltre creato un orto in cui possono allenare la pazienza e la cura”.

Intrecciare storie e trovare ascolto

Spesso, chi ha un figlio in comunità vive un doppio dolore: quello di vedere allontanato il proprio caro dall’abitazione, “entro nella stanza di mio figlio per dargli la buona notte, ma il letto è vuoto e, nonostante sia passato del tempo, non riesco ancora ad abituarmi; quello di non poter parlare della propria situazione con altri per paura di essere giudicati”. A tal proposito il confronto, l’intreccio di storie, di emozioni e di vissuti, diventano un contenitore in cui ogni genitore può trovare ascolto, confronto e sostegno concreto e, allo stesso tempo, essere a sua volta una risorsa per gli altri. Attraverso l’utilizzo del web si sono attuati colloqui di supporto che vedono coinvolti genitori e minori ospiti della nostra comunità. “L’attività – spiega Filippo Pizzo – è stata pensata per fornire un supporto a relazioni, già complesse, che in questo momento rischierebbero di interrompersi. Il sostegno, in questo caso, diventa un supporto allo sviluppo di un intuito educativo per arrivare a una consapevolezza e a un atteggiamento emotivo che risultino positivi in un momento in cui le relazioni stanno subendo un cambiamento”.

Lavori in corso

In cantiere c’è anche un laboratorio sportivo che prevede la realizzazione di una palestra sociale. “Si sta pensando di fornire delle attrezzature che permettano ai ragazzi di fare attività fisica, convinti che l’esercizio fisico permette di aumentare le energie, migliorare la qualità del sonno, oltre che aiutare a scaricare le tensioni. Fare movimento anche a casa è quindi un modo semplice ed efficace per gestire lo stress, rendere attiva la mente e reagire al senso di frustrazione, che la situazione attuale può generare”.

Sono molte le iniziative che bollono in pentola a Caltagirone, legate a diversi ambiti di intervento del progetto: dal recupero scolastico agli spazi di ascolto per adulti e adolescenti. “Per l’azione Help me- spiega il responsabile della struttura -, continuerà il supporto degli alunni attraverso attività di recupero scolastico on line, inoltre sarà attivato il supporto per la stesura della tesina di scuola media. Per l’azione genitori partner sarà attivato lo spazio d’ascolto per adulti e adolescenti per tre volte a settimana; la prenotazione avverrà via e-mail. In base alle esigenze e alle disponibilità che si raccoglieranno si provvederanno dei momenti di sostegno di gruppo che potrebbero coinvolgere i giovani attraverso attività ludico educative, che permettano di lavorare sul piano emotivo e sul confronto. Per l’azione stand up vogliamo fare una raccolta di storie, delle emozioni che vivono i nostri ragazzi in questo periodo, inoltre attiveremo un blog di orientamento scolastico, pensato per offrire un supporto ai ragazzi per affrontare al meglio la progettazione del percorso scolastico, formativo e poi lavorativo”. Tra le idee future vi è anche quella di realizzare un sondaggio in rete, con la collaborazione di tutte le realtà operanti in No Neet, per standardizzare i dati riguardanti l’impatto che il Covid-19 sta avendo nelle comunità coinvolte nel progetto, nello specifico nei giovani, in modo da poter iniziare a pensare a delle possibili azioni da attivare nelle fasi di riapertura.

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Redazione Capodarco

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