50 anni di Capodarco: le testimonianze di Marisa Galli e don Franco Monterubbianesi

CAPODARCO DI FERMO – Marisa Galli e don Franco Monterubbianesi, due dei fondatori della Comunità di Capodarco. Non potevano che essere loro questa mattina ad accogliere i rappresentati delle diverse comunità di Capodarco sparse sul territorio nazionale, ricordando il senso di una vita di impegno […]

this.image.title
50 anni di capodarco: le testimonianze di marisa galli e don franco monterubbianesi

CAPODARCO DI FERMO – Marisa Galli e don Franco Monterubbianesi, due dei fondatori della Comunità di Capodarco. Non potevano che essere loro questa mattina ad accogliere i rappresentati delle diverse comunità di Capodarco sparse sul territorio nazionale, ricordando il senso di una vita di impegno sociale e rilanciando l’attività della comunità per gli anni a venire. Insomma, uno sguardo emozionato sul passato ma anche un intatto impulso programmatico per il futuro. Perché l’esperienza di Capodarco non ha certo intenzione di finire a 50…

Marisa Galli

Da sinistra: Marisa Galli

“Sono diventata senza volerlo una specie di simbolo – ha affermato Marisa Galli -. Ma ho solo creduto a quello don Franco proponeva, grazie a una spinta interiore molto forte. Ho creduto, insomma, alla proposta di dedicare la mia vita a favore di una categoria. E questo ho fatto, dall’inizio alla fine. Perché questa scelta non può durare un giorno, non è a scadenza. E’ una proposta che si rinnova costantemente”.
La sua è stata una scelta importante, ma Marisa Galli la considera “una restituzione fatta alla società. Io avevo ricevuto molto, ho deciso di essere fedele alla scelta, attenta e comprensiva verso quello che succedeva intorno a me. E se qualcosa è cambiato in peggio in questi anni, sappiate che questo succede sulla testa dei più deboli! Io sono credente – ha aggiunto –e la presenza di Dio l’ho sentita fin dall’inizio, per quella sensibilità che mi ha fatto soffrire ma mi ha fatto anche capire quanto sia importante assumere i problemi degli altri. Sono convinta che noi abbiamo dato l’assenso all’opera di Dio. Nessuno avrebbe immaginato allora che questa realtà prendesse così piede e si ampliasse in questo modo”.
“All’interno di questa realtà ho fatto esperienza – ha continuato -, anche nei luoghi dove si prendono decisioni. Fin dall’inizio siamo stati portati a capire da dove venivano le difficoltà, dove si prendevano decisioni. E questa è stata una presa di coscienza importante”.
Poi Marisa Galli ha annunciato l’uscita di un suo libro, “Intimo al rovescio”. “Metto il mio vissuto al servizio di tutta la categoria dei disabili. Perché c’è un problema interiore da mettere in luce”.

Subito dopo è stato don Franco Monterubbianesi (classe 1931) a prendere la parola, in una sorta di intervento/appello che parte dalle origini di Capodarco e, per dirla con il fondatore della Comunità, “per prepararci bene ai prossimi 50 anni. Io posso darvi una mano!”.
E ha precisato: “Io voglio essere con voi in questi ultimi 10 anni che ho chiesto al signore. Ho chiesto di vivere come promotore del Movimento di Capodarco. Perché tutta la storia grande che abbiamo vissuto è lo stile che dobbiamo far conoscere”.
Ma non è nelle intenzioni una battaglia di retroguardia. Tutt’altro! “Dobbiamo protestare! Io ci lavorerò. Voglio recuperare chi ha fatto la storia, ma che non sono più tra noi. Riaggregarli al senso del movimento. Nel ’70 fummo definiti la ‘Comune dei risorti’. Se abbiamo avuto tanti giovani obiettori è perché siamo stati noi a chiedere la legge sull’obiezione di coscienza! Parlo da tempo del nuovo ’68, anche se dobbiamo stare attenti con questi riferimenti. Ma dobbiamo riparlare ai giovani, c’è un gran lavoro da fare sul piano educativo. La chiesa non ha saputo dare lo stimolo profondo, lo stimolo educativo sul quale il Cristianesimo vive. Dobbiamo riaffermare lo spirito del servizio, la realtà di passione con cui Marisa Galli per 38 anni ha resistito. Non è affermare se stessi, ma servire!”.

Da qui le 4 forze con cui interloquire, che saranno l’ossatura del Movimento di Capodarco. In sintesi:
1 – la famiglia. “Ha un grande problema, un’angoscia infinita sul dopo di noi – ha sottolineato don Franco-. Sono 250 mila le famiglie con disabili, che rimarranno soli senza il Dopo di noi. Famiglia che fino a oggi non è stata protagonista. C’è tutto un campo straordinario di protagonismo da portare avanti con loro, creando comitati di lotta”.
2 – I giovani. “Con loro possiamo interloquire anche a livello internazionale – ha aggiunto -. I giovani sono il futuro e sono i veri emarginati! Sono disorientati, depressi. Dobbiamo attivarli per cercare di costruire con loro il futuro”.
3  – Enti locali, “con cui avere un rapporto non di sudditanza ma di collaborazione. La vera politica si fa con l’ente locale”.
4 – il territorio. “Basta subire la storia! Voglio trasmettere a voi questo – ha concluso don Franco -: siete tutti protagonisti. Basta con la sola resistenza: dobbiamo darci un taglio contestativo, educativo e concreto. I soldi sono in Europa e dobbiamo crederli. Progetti concreti, questo dobbiamo fare. Da portare sui territori. E storicamente gli immigrati possono essere al nostro fianco. Perché i poveri gestiscono la storia e vincono! Noi possiamo affermarlo”. (da.iac)

© Copyright Redattore Sociale

l'autore

Redazione Capodarco

L'ufficio comunicazione della Comunità di Capodarco racconta la vita della rete: persone, territori, diritti. Da sessant'anni diamo voce a chi spesso non ne ha. Tutti gli articoli

continua a leggere

Altre storie

Articolo

VOGLIA DI CREDERE

Quando mi fu proposto di scrivere un’introduzione al cristianesimo, mi venne suggerito di rispondere alla domanda: “Perché, oggi, un ragazzo dovrebbe credere?” Da questa proposta sono rimasto lusingato e impaurito. Lusingato, perché esprimere il contenuto di fede è importante per qualsiasi credente, tanto più per un prete; impaurito, perché spiegare il cristianesimo, in un centinaio di pagine, è estremamente rischioso. Il commento che farò è l’esternazione della fede personale: un mix di razionalità, quale adesione a verità rivelate, desideri ed emozioni. La fede per essere tale, coinvolge la vita. E la vita è fatta di scelte; elaborate quanto si vuole, ma, alla fin fine, molto chiare. (Vinicio Albanesi)

Articolo

LEZIONARIO PRIVATO

Scrivi quel che vivi». Questo il suggerimento che l’allora direttore della rivista Jesus, don Vincenzo Marras, rivolse nell’autunno del 1997 a don Albanesi, affidandogli la rubrica “Sulla strada”. L’ampia selezione di articoli proposta in questo libro mostra la straordinaria lucidità e preveggenza dello sguardo di don Albanesi, attento a denunciare – raccontando la sua vita di ogni giorno dalla parte dei più deboli – ingiustizie e storture in campo sociale e politico, ma anche lentezze e inadeguatezze di una Chiesa non sempre all’altezza del Vangelo che proclama. Parole che vengono dal nostro passato prossimo, ma che indicano con forza la strada per un futuro evangelicamente a misura di uomo.

Articolo

ADOLESCENTI. Tra adulti egocentrici, futuro incerto e ricerca di benessere

Che fine ha fatto l’adolescenza o meglio, dove sono i nostri ragazzi, cosa pensano, come hanno vissuto questi ultimi anni e soprattutto, cosa chiedono e di cosa hanno bisogno? Figli di un mondo individualistico, con un futuro a progetto, alla ricerca spasmodica di like, connessi ma soli, immersi in una realtà sempre più social che mescola false notizie a quelle vere. Eppure, così desiderosi di esserci, di diventare protagonisti del proprio percorso di vita. “Generazioni abbandonate ad un confine virtuale più che umano, in cui il nostro mondo adulto-centrico ha narrato storie in linguaggi e con tempi non adeguati”. Un contributo di approfondimento e analisi di chi, come la Comunità di Capodarco di Fermo di cui l’autore è direttore, prova da sempre a pensare risposte concrete e nuove.

Resta in contatto

Le storie della rete, ogni due settimane.

Reportage, nuove pubblicazioni, eventi e battaglie sui diritti. Niente spam, solo ciò che conta.