A Capodarco Alice Rohrwacher: “Ricordarsi che si può essere buoni fa paura”

Un caldo e lungo applauso ha accolto la proiezione del film “Lazzaro felice” e la regista Alice Rohrwacher, giunta al suo terzo film, protagonista della seconda serata del Capodarco L’Altro Festival. In apertura il saluto di Alba Rohrwacher, in collegamento, trattenuta da impegni di lavoro. Nel film […]

this.image.title
a capodarco alice rohrwacher: “ricordarsi che si può essere buoni fa paura”

Alba (in collegamento), Alice Rohrwacher, Dario Zonta e don Vinicio Albanesi

Un caldo e lungo applauso ha accolto la proiezione del film “Lazzaro felice” e la regista Alice Rohrwacher, giunta al suo terzo film, protagonista della seconda serata del Capodarco L’Altro Festival. In apertura il saluto di Alba Rohrwacher, in collegamento, trattenuta da impegni di lavoro.

Nel film di Alice, Alba interpreta Antonia adulta.Il film, premiato al Festival del cinema di Cannes per la migliore sceneggiatura e candidato a ben tre Nastri d’Argento, racconta – tra fiaba e realtà e in un tempo sospeso tra presente e passato – il mondo contadino visto attraverso gli occhi di Lazzaro. Un ragazzo buono, senza riserve, sfruttato per a sua bontà. “Un santo preistorico, che non pensa male di nessuno”, lo definisce la regista che sottolinea quanto “ricordarsi che si può essere buoni fa paura”.  La Rohrwacher, sollecitata  dal critico e conduttore di Hollywood Party Dario Zonta, ha ripercorso la genesi del film e il lavoro fatto con i contadini che hanno accettato di girarlo; la voglia di restituire un’epoca, quella della fine della mezzadria, l’abbandono delle campagne e la grande trasformazione sociale che ne è derivata.

Alice Rohrwacher

Quella di Lazzaro, che non ha ancora vent’anni, è la storia della sua famiglia di mezzadri, ingannata  dalla marchesa Alfonsina Della Luna (Nicoletta Braschi) ma è anche una storia di amicizia, quella con Tancredi, giovane come lui. Un’amicizia che nasce vera, la prima per Lazzaro, a cui rimarrà fedele tutta la vita, dalla campagna alla città, enorme rumorosa e senza anima. Lazzaro è un uomo che non cambia mentre tutto si trasforma intorno a lui, che non invecchia quando tutti invecchiano. E’ il vento ad accompagnare i personaggi e i mutamenti, vera colonna sonora del film.

l'autore

Redazione Capodarco

L'ufficio comunicazione della Comunità di Capodarco racconta la vita della rete: persone, territori, diritti. Da sessant'anni diamo voce a chi spesso non ne ha. Tutti gli articoli

continua a leggere

Altre storie

Articolo

LA VITA E’ BELLA. Pensieri e parole dalla Comunità San Girolamo di Fermo

Come celebrare i 20 anni di vita (1999-2019) della Comunità San Girolamo di Fermo per persone con disagio psichico? La risposta non poteva che essere coerente con una delle idee guida della Comunità: ascoltare e ridare la parola a chi non viene (quasi) mai ascoltato da chi vive nel mondo dei cosiddetti «normali». Nella convinzione che non sia mai sufficiente «l’impegno che ciascuno di noi, come operatori e ancor prima come persone e cittadini di un contesto sociale, può esprimere allo scopo di amplificare le idee, i pensieri, le fantasie e tutto ciò che passa per la mente delle persone che vivono la malattia mentale ogni giorno. In quella stessa vita di cui noi siamo parte come operatori, famigliari, amici, semplici vicini di casa o passanti che le incrociano per strada » (dall’introduzione di Eugenio Scarabelli). In queste pagine si trovano gli esiti di un progetto di scrittura e di espressione di sé condotto per diversi mesi, dal 2017 alla fine del 2018. Ogni capitolo raccoglie una scelta dei testi nati nei laboratori di scrittura, riprodotti senza alcuna modifica rispetto agli originali, ed è preceduto da una breve introduzione, che non vuole affatto togliere la parola ai protagonisti, ma solo fornire qualche chiave di lettura anche a chi è profano rispetto al mondo del disagio psichico. Parole e pensieri rivolti a tutti, come scrive don Vinicio Albanesi nella prefazione al volume, «per mettersi in ascolto di storie segnate da una grandissima sofferenza», ma anche dalla fiducia in una vita che è sempre bella.

Articolo

IL SOGNO DI UNA CHIESA DIVERSA. Un canonista di periferia scrive al Papa

“Non sono più sufficienti i richiami personali all’umiltà e al servizio di chi ha responsabilità nella Chiesa. L’impalcatura dell’organizzazione ecclesiale va riformata: con umiltà e coraggio, appellando agli insegnamenti evangelici. Non solo le persone debbono essere evangeliche, ma anche l’organizzazione”. Con un linguaggio schietto e senza giri di parole, in un centinaio di pagine don Vinicio Albanesi sintetizza la sua proposta di riforma ecclesiale. Rivolgendosi direttamente a Papa Francesco, il presidente della Comunità di Capodarco – che si definisce “canonista di periferia” e “parroco di campagna” – gli propone di codificare nero su bianco nel Diritto canonico un maggiore coinvolgimento dei laici e di tutto il popolo dei credenti nei ruoli di responsabilità.

Articolo

Lettera da Capodarco n.3 – Ottobre 2011

In questo numero della Lettera da Capodarco:

– Malattie croniche: il dramma di vivere senza rete
– I 25 anni della Comunità terapeutica l’Arcobaleno
– Da Lampedusa a Capodarco: cronaca di un’accoglienza
– Psichiatria. “Ma io quando esco?”
– Tonino e la terapia
– Ora il bosco è aperto a tutti
– Il nostro aiuto per i butineros
– Una terrazza, tanti incontri

Resta in contatto

Le storie della rete, ogni due settimane.

Reportage, nuove pubblicazioni, eventi e battaglie sui diritti. Niente spam, solo ciò che conta.