Comunità per minori Capodarco Veneto: sospesi gli incontri con le famiglie

Il decreto sull’emergenza coronavirus “non prevede nessuna comunicazione specifica” per le case famiglia e le comunità per minori, pertanto “ci atteniamo alle regole generali che valgono per tutti”. Lo spiega alla ‘Dire’ Katia Bragagnolo, responsabile della comunità per minori di Capodarco di Cavaso del Tomba, provincia di Treviso. […]

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comunità per minori capodarco veneto: sospesi gli incontri con le famiglie

Il decreto sull’emergenza coronavirus “non prevede nessuna comunicazione specifica” per le case famiglia e le comunità per minori, pertanto “ci atteniamo alle regole generali che valgono per tutti”. Lo spiega alla ‘Dire’ Katia Bragagnolo, responsabile della comunità per minori di Capodarco di Cavaso del Tomba, provincia di Treviso. Al momento “sono sospesi i rientri in famiglia e le visite dei genitori”, racconta Bragagnolo.

Anche i volontari, “ne avevamo due”, sono messi in pausa, “per cercare di limitare il più possibile gli accessi alla comunità”. Ma “per il resto siamo tutti operativi, “i ragazzi non escono dalla comunità, c’è chi frequenta le lezioni scolastiche in videoconferenza, chi invece riceve i compiti da fare via whatsapp”, e “con sei ragazzi non è facile seguire tutto”, continua Bragagnolo. Inoltre “i ragazzi erano abituati a fare attività all’esterno, chi faceva calcio, chi suonava uno strumento, quindi ci siamo dovuti attivare per fare attività”.

La comunità di Cavaso del Tomba ha la fortuna di avere un giardino e una terrazza e “per l’attività fisica usiamo anche gli strumenti messi a disposizione con i tutorial sul web… i primi giorni i ragazzi erano entusiasti ma ora si stanno un po’ stancando”. E diventa quindi ancora più importante “fare attenzione che non venga voglia di trasgredire alle regole”. Per questo “noi cerchiamo di riportarli sulla situazione reale per fargliela comprendere. E ricordiamo che se qualcuno si allontana in modo arbitrario dalla comunità saremo costretti a chiamare le Forze dell’ordine per farli rientrare ma anche per effettuare i necessari controlli perché non sappiamo con chi sono entrati in contatto”. Insomma, cerchiamo di essere più chiari possibile per farne anche un momento di crescita”, conclude Bragagnolo.

“La fatica è la convivenza forzata e l’assenza delle attività all’esterno che accentuano le difficoltà comportamentali”, aggiunge Ivan Brotto, responsabile della comunità per minori padovana Giovanni Danieli onlus.

 

Fonte: Redattore sociale/Agenzia DIRE

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