Ridere di un movimento goffo, suggerire la parola a un balbuziente, non sono manifestazioni di ostilità ma piuttosto di impreparazione e di insicurezza – e sicuramente di ignoranza – di fronte a situazioni in cui “l’altro” assume un comportamento inconsueto e inaspettato. Certo, a giudicare da alcune tendenze non poi così isolate di scarsa sensibilità, non sono tempi tanto felici per valori come la solidarietà e la tolleranza. Sono tempi in cui, per ritrovare un’identità che si va appannando sempre di più, molta gente preferisce erigere barriere – di ogni tipo – piuttosto che aprirsi a ricercarla e riconoscerla nel confronto col prossimo. Si tratta di fenomeni sociali complessi, determinati da una molteplicità di fattori, fra i quali di cruciale importanza, appunto l’ignoranza.
A queste considerazioni di fondo si ispira il lavoro contenuto nel volume che, pertanto, riveste una specifica finalità informativa, rivolta a diversi possibili interlocutori. Ai disabili, innanzitutto, e ai loro familiari; per aiutarli a superare le mille difficoltà della vita di ogni giorno, acquisendo una sempre maggiore autonomia. Ma anche perché, constatando per esempio come alcune funzioni complicate possano divenire semplici, comincino ad “osare” di più: desiderare, chiedere, esigere. Sognare. Ai non disabili; affinché siano aiutati a capirle quelle difficoltà, e a capire che anche l’handicappato spesso diviene tale quando incontra un ambiente impreparato ad accoglierlo: un uomo è “un uomo” se può consultare tranquillamente un libro in biblioteca, ma è “un tetraplegico” se quella biblioteca è sprovvista del voltapagine automatico. In questo senso, dunque, l’handicap è qualcosa posto al di fuori della persona, niente altro che una variabile dipendente dalle condizioni ambientali: presenza di barriere architettoniche, mancanza di ausili appropriati.
