Uno stato democratico che decida di eliminare alcuni esseri umani, imbocca una strada che conduce al totalitarismo. Oggi, come in passato, esistono ideologie che pretendono di “legittimare” questa svolta, con la complicità dei politici, giuristi, demografi, e soprattutto dei medici. Una di queste ideologie, prevede una morale della specie, dove l’individuo non ha più valore; un’altra sviluppa una morale dell’egoismo individuale, dove la società non ha più importanza.
Nella realtà, queste ideologie si sono incrociate ed hanno dato vita all’ideologia della sicurezza demografica. Nettamente ispirata dallo scientismo, questa ideologia si è messa al servizio di un disegno totalitario senza precedenti, che mira a pianificare rigorosamente la nascita degli uomini secondo criteri di interesse, di convivenza o di utilità. L’autore analizza i fondamenti di questo nuovo imperialismo, e ne smonta gli ingranaggi. Egli dimostra inoltre che è possibile condurlo al fallimento, operando in favore della promozione della donna, del bambino e della famiglia. Tale lavoro richiede il concorso degli Stati, alla pari di quello delle Chiese. Tutti devono unire i loro sforzi per vincere la violenza intesa a convincere che l’aborto è necessario.
Dal momento che tutti sono concordi nel riconoscere che l’aborto è una sconfitta, bisogna dimostrare che esso è evitabile, ed operare perché nessuna donna sia tentata da questa disperata soluzione. Poiché né qui né nel Terzo Mondo i problemi della miseria si possono risolvere proponendo alle donne di sopprimere i loro bambini.