Questo libro di Françoise Dolto sulla adolescenza e sui temi ad essa connessi – scrive Silvia Veggeti Finzi nell’introduzione – è assai diverso dalla maggior parte delle opere sull’argomento.
Un’età vulnerabile e meravigliosa, – sostiene l’autrice – una dimensione dell’esistenza umana da proteggere e preservare. Benché molti specialisti la collochino tra i dieci e i sedici anni, per la Dolto rimane un tempo soggettivo, “una zona turbolenta che ognuno vive in funzione della propria relativa precocità e al contrario dei propri indugi, secondo un ritmo individuale”.
Considerato sullo sfondo dell’impresa culturale e morale dell’autrice, una delle più ricche che la nostra epoca abbia espresso, il libro va ben oltre gli orizzonti del manuale psicopedagogico per configurarsi come una presa di coscienza dei limiti e dei pericoli che la gestione delle società più avanzate comporta. Rivolgendosi alla responsabilità educativa che compete a ciascuno, la Dolto chiede all’adulto, in quanto tale, di considerare criticamente i fattori di ripetizione, burocratizzazione e autoritarismo insiti nella sua posizione e di aprirsi, alla luce dei valori dell’adolescenza, al riconoscimento del diverso e all’accettazione del nuovo. La prospettiva che in questo testo viene delineata si configura come una delle più preziose acquisizioni della psicoanalisi, dopo un secolo di elaborazione teorica e di pratica dell’ascolto.