Può sembrare una provocazione parlare di abbondanza di consenso, in una situazione in cui i diversi tipi di soggetti intermedi che debbono individuarlo ed interpretarlo si trovano in palese difficoltà nello svolgere i loro compito. Anzi, sovente si parla proprio di logoramento dei soggetti della rappresentanza, nel civile e nell’istituzionale, nel “maneggiare” la forza potente del consenso, nascosto nella molteplicità delle forme esplose in maniera evidente negli ultimi anni. Più volte si è parlato del lungo processo di soggettivizzazione della società che ha contribuito ad alimentare una sorta di “identità delle divergenze” rispetto all’antica “identità delle convergenze”. Mai come in questi anni (specie nell’ultima decade) la voglia di essere l’uno diverso dall’altro, distinti, articolati, molteplici ha colpito ad un tempo i modi di essere e gli stili di vita, i consumi e la presenza nelle istituzioni.
Il dibattito sulle riforme istituzionali in corso è forse l’indicatore palese della tensione esistente tra domanda sociale di partecipazione di riconoscimento degli interessi e possibilità di incanalare tale domanda dentro formule che sappiano tener conto delle mutate attese collettive.
Il bacino di consenso rappresentato dalla vitalità associativa nel civile, viene analizzato nell’articolazione di vitalismo individuale, vitalismo associativo e vitalismo istituzionale che caratterizza la società.