Nik Cohn cerca di decifrare l’altra Inghilterra underground, una “repubblica” di esuli e immigrati, di gente ai margini. Ed è come entrare in una moltitudine di mondi autosufficienti; con un paesaggio umano che muta continuamente nelle abitudini, nei linguaggi, nelle forme di comunicazione. Il mix è ricchissimo: indiani, asiatici, africani, ed est europei, caraibici e irlandesi, uomini e famiglie provenienti da ogni dove. La moltitudine dei gruppi genera un pandemonio di figure emblematiche: viaggiatori new age, techno freak, figli e pronipoti della “nazione tribale”, motociclisti, feticisti, guaritori, squatter, visionari, predicatori. Molto diversi, molto più volitivi dei sottoproletari rassegnati e perdenti che, fino a qualche decennio fa, languivano nei terribili sobborghi. I percorsi sub-metropolitani si snodano tra i pub, i bed and breakfast, i karaoke, i bar delle varie tribù, i luoghi dei rave, le botteghe dello scambio e del baratto e forniscono le mappe di un panorama umano (per ora ai margini) che diventerà sempre più visibile nel nuovo millennio.