Un piccolo libro inglese presentato alcuni anni fa alla Fiera di Francoforte – scrive Giorgio Calcagno nella prefazione – elencava tutti i personaggi il cui nome era diventato parola, in ogni lingua: da Ampère a Watt. Gli Italiani, in quel repertorio, erano appena quattro: Garibaldi, identificato con un biscotto; Palladio, in quanto sinonimo di stile architettonico, soprattutto nel mondo anglosassone; Marconi, per i derivati delle sue scoperte scientifiche (marconista, marconigramma, marconiterapia); e Machiavelli perché Machiavelli. I primi tre, nelle accezioni di quel dizionario, potevano essere nati, teoricamente, in qualsiasi parte del mondo. Machiavelli, con le parole sprigionate dal suo nome – machiavello, machiavellica, machiavellismo -, era il solo esclusivamente italiano. Siamo il paese di Machiavelli, per chi sa leggere e scrivere, come eravamo il paese di “o sole mio” per gli illetterati, con eguale genericità. E sembra ancora oggi difficile correggere questi luoghi comuni che girano il mondo, rinsaldati da tanti esempi di casa nostra. Ma almeno fra noi, sappiamo trovare i caratteri della identità italiana? Questo libro cerca di rispondere all’interrogativo iniziale investigando sui nostri più diffusi stereotipi, attraverso le idee, la storia, il costume, la pratica della vita.
Questo testo è stato concepito come un dizionario: una serie di 42 voci in ordine alfabetico, assegnate ad altrettanti autori. E sono tutte voci simbolo, emblemi che rimandano a più ampi significati. Vi sono soggetti di storia politica: come la coppia speculare, di Machiavellismo, affidato a Ralf Dahrendorf e del Particulare guicciardiniano, trattato da Norberto Bobbio; entrambe centrali, nel nostro paesaggio. Ma anche temi di storia civile, come il Centro–periferia a cura di Jacques le Goff, due termini decisivi nelle vicende del Paese. La presenza della Chiesa nella nostra realtà si divarica, sotto segni opposti, nel Baciapile di Sergio Romano e nella Parrocchia di Gianni Vattimo, per trovare il suo contrapposto ideologico nella voce Laico di Marcello Pera.
