Come dire sofferenze senza nome, nascoste e indicibili agli occhi di noi occidentali? È possibile fare teologia – testimoniare Cristo, la sua sofferenza, la sua speranza – al cospetto di uomini ridotti a larve dell’umano? In questo libro l’autore, con ardimento teologico, tenta di renderci visibile l’Uomo là dove l’uomo è negato: nella fame, nel pianto dell’innocente, nell’inconsolabile tristezza delle madri: qui, dice Marinetti, è e deve essere testimoniato l’Uomo; pronunciare i nomi di questi non-uomini è pregare Cristo, il Figlio dell’Uomo. La forma della lettera – di cui Marinetti si dimostra, negli epistolari riportati nel volume, un insospettato maestro – diventa luogo di un canto: il Canto dell’Uomo; un canto stridente con i suoni, armonici e falsi; delle nostre città.