Gli avvenimenti del 1989 hanno radicalmente mutato il quadro internazionale esistente.
In una Europa in cui a differenza degli anni ’70 hanno cominciato a prevalere convergenze ed omogeneità sempre più larghe e che ha visto rapidamente capovolta la logica che aveva retto il Continente per quaranta anni, si è reso necessario un processo di revisione dell’assetto del Vecchio Continente.
Proprio le profonde trasformazioni intervenute hanno imposto l’idea di un Vertice Straordinario dei Paesi partecipanti alla CSCE per ratificare la nuova situazione e consacrare una nuova dimensione della cooperazione tra i 34.
Frutto di lunghi mesi di negoziati all’interno del Comitato Preparatorio del Vertice, la Carta di Parigi corrisponde alle aspettative di quanti attendevano l’inizio di una rifondazione delle relazioni intereuropee e costituisce la prova della capacità della CSCE di fornire nuove e adeguate risposte alle sfide imposte dalla rapidità e dalla profondità dei mutamenti.
Essa può, a ragione, definirsi un documento storico: da una parte sancisce, infatti, il superamento del rapporto conflittuale Est/Ovest e pone un solenne sigillo alla fine della guerra fredda e, dall’altra, si pone come la tela di fondo dei nuovi rapporti di cooperazione in Europa, indicandone altresì gli strumenti e gli obiettivi prioritari.
