Questo libro ripercorre il fenomeno della privatizzazione dell’uso della forza e il parallelo degrado dello stato. Racconta le imprese dei guerrieri “privati”, dai pájaros come il Condor o il Vampiro, al Negro Vladimir e King Kong, fino all’italiano Mancuso e i capi dei capi, Fidel e Carlos Castaño. E racconta quelle degli istruttori stranieri, dal colonnello Oliver North e l’israeliano Yair Klein fino agli anonimi mercenari delle Military Private Companies.
E infine racconta dei loro impresari, i politici e gli strateghi che hanno progettato e approvato il sistema senza sporcarsi le mani, come i presidenti da Kennedy a Uribe, i ministri e gli oligarchi colombiani. E poi, di coloro che spesso se le sporcano: generali, colonnelli, capitani e tenenti. Questo libro parla anche di droga e di guerriglia. Qualcuno obietterà che ne parla poco. Da molti anni si sostiene che la barbarie colombiana dipenda dalla droga e si spaccia l’idea che finirebbe, se venisse eliminata la guerriglia. Eppure queste affermazioni ripetute non cento, ma un milione di volte, sono e rimangono soltanto bugie.
