“Ognuno ha i figli che ha. E lo stesso vale per i figli che hanno i genitori che hanno. Non si può rivendicare nessun diritto ad avere figli o genitori secondo i nostri desideri”. Scrive così Igor Salomone in questo diario indirizzato alla figlia Luna che non potrà mai leggerlo. Pagine in cui l’autore attraversa la propria esperienza di padre di una figlia “simpatica, testarda, buffa, insopportabile, bella, dolcissima” e disabile. Un libro profondo che parla di un incontro particolare, “io sono tuo padre – scrive Igor a Luna – e il mio compito è portarti nel mondo in questo mondo, insegnandoti a incontrarlo. Quindi, non è costruirtene uno tutto per noi e viverci felici fino alla fine del nostro tempo”. Un professionista dell’educazione che parla dei padri, che racconta dello sgretolarsi di un progetto paterno all’arrivo di una figlia disabile, del lento processo verso la felicità di esserne poi il padre, delle paure per il futuro…. Un padre che ha ancora un sacco di cose da insegnare e che spera che Luna non smetta mai di volere imparare. Continuamente in bilico tra il bisogno di normalizzarla e il desiderio di goderne fino in fondo l’essenza. “Amarti proprio per questa possibilità, continuamente sorseggiata in ogni scontro con tutto ciò che sei e soprattutto che diventi in grazia di ciò che sei, significa costringermi a lasciarmi insegnare qualcosa sull’amore. Che è poi la ragione di quel capire per cui io vivo”…