Ogni apprendimento è basato, prima ancora che su dei contenuti, sulla rotazione positiva tra chi conosce e chi propone, spiega, controlla, aiuta, sostiene: e tale relazione, a sua volta, non può che basarsi sul riconoscimento dell’altro come interlocutore reale, che ha delle cose importanti da dire e che perciò viene ascoltato. In questa prospettiva circolare della comunicazione, educare all’ascolto significa dunque innanzitutto mettersi in ascolto del bambino, di ciò che dice e di ciò che non dice, sapendo che il bambino si accorge se davvero lo stiamo ascoltando, e che osserva e interpreta il comportamento dell’adulto.
Spesso, infatti le migliori intenzioni educative sono contraddette da un comportamento autoritario che riproduce, quasi sempre inconsapevolmente, il modello autoritario che si è appreso e interiorizzato e che passa attraverso la voce, i gesti, l’organizzazione dello spazio-tempo, la scelta delle frasi, le espressioni di approvazione e incoraggiamento o di rifiuto e disconferma.
Nel volume si passano in rassegna le regole della comunicazione, della conversazione e dell’interazione in modo che l’educatore possa utilizzarle per riflettere sul proprio comportamento educativo e renderlo sempre più adeguato a un progetto pedagogico aperto e liberante. In questo modo la relazione educativa può diventare elemento fondante della professionalità docente.