Il Rapporto affronta vari temi: dalla tortura di donne in casa e nella comunità (violenza e maltrattamenti domestici, nei matrimoni forzati in nome “dell’onore”) al traffico delle donne e alle mutilazioni genitali femminili, analizzando anche incapacità dei governi di assicurare alle donne il diritto alla libertà dalla tortura: mancanza di risarcimenti legali per le vittime di tratta e stupro. Analizzate anche l’incapacità nella fase investigativa dovuta a pregiudizi di genere sessuale nella polizia, pregiudizi di genere dei tribunali, la tortura di donne in custodia da parte di attori statali e gruppi armati.
La violenza contro le donne la discriminazione e la rinforza. Quando si abusa delle donne sotto custodia, quando le forze armate le violentano come “bottino di guerra”, quando sono terrorizzate dalla violenza casalinga, si manifestano ed allo stesso tempo si rafforzano relazioni di potere ineguali. La violenza contro le donne si compone della discriminazione sulla base di razza , appartenenza a gruppo etnico, orientamento sessuale, stato sociale, classe di appartenenza ed età. Tali molteplici discriminazioni restringono ulteriormente le scelte delle donne, incrementano la loro vulnerabilità alla violenza e rendono ancora più difficile per loro ottenere risarcimento. A volte i colpevoli di questi atti di violenza sono ufficiali dello stato come poliziotti, guardie carcerarie o soldati. In alcuni casi sono membri di gruppi armati che lottano contro il governo. Molta della violenza che le donne devono sopportare quotidianamente, comunque, è nelle mani di coloro con i quali condividono le loro vite, sia come membri della loro famiglia, della loro comunità o come datori di lavoro. Esiste uno spettro continuo di violenze compiute da quegli uomini che esercitano una qualche funzione di controllo sulle donne.
Traduzione del testo a cura del Coordinamento Donne – Amnesty International – Sezione Italiana