Cosa vuoi che ti porti? Raccoglie e ripropone gli scritti di Beppe Sivelli apparsi su Shalom in un arco di tempo che va dal 1988 ad oggi. 
In questo nostro tempo, in cui il viaggiare è spesso un bisogno indotto, un condizionamento esterno, nella logica dell’apparire più che dell’essere, oppure ridotto alla navigazione sedentaria e virtuale di Internet, Beppe ci invita a “disdire viaggi programmati nell’automatismo delle abitudini per incamminarci lungo sentieri di autonomia e libertà, pur consapevoli di poterci imbattere nell’angoscia e nel dolore”; così Gabriella Giani Rotelli introduce questo libro. 
Il Cammino da intraprendere per imparare a conoscerci, a discernere il bene dal male, è per itinerari ignoti irti di incertezze, dubbi, conflitti, lungo i quali la nostra mente, che privilegia stabilità, continuità, armonia, spesso non ci aiuta. Molti di noi allora, pur di allontanare da sé imprevisti e incertezze, rinunciano a vivere in maniera autentica, in sintonia con ciò che è più profondo e vero della propria individualità. L’autore ci dice che dobbiamo trovare il coraggio di lasciare il porto sicuro, di staccarci dalle rive delle abitudini e dei pregiudizi e di salpare per lidi sconosciuti, nonostante il rischio del fallimento, dell’insuccesso che “nella nostra società, basata sul duro individualismo, è vissuto come vergogna”. Cosa vuoi che ti porti? È una domanda di rito prima di intraprendere un viaggio. Beppe attraverso le considerazioni affidate a questi scritti ci aiuta ad uscire dalle terre della paura e della fretta per approdare ad un luogo dove è possibile essere vulnerabili e incerti, senza per questo venire usati o respinti.