La solitudine delle persone internate è senza paragoni. Tu parli, gridi, protesti, ricordi e gli altri sorridono con superiorità come se si trattasse di un cane che pretende di appartenere alla specie. Perchè malato di mente significa prima di tutto non-uomo. Così i manicomi sono la morte degli internati, ma sono nello stesso tempo il nostro impoverimento, la nostra tragica barbarie, la nostra vita superficiale e fallita, che si consuma senza capire, in una ignoranza psicologica totale. Oggi che si vogliono riaprire i manicomi, questo libro assume il valore di testimonianza vissuta su come sia possibile farne a meno, su come si debba considerare la persona in difficoltà a vivere un uomo e sulla resistenza che uomini e strutture oppongono alla coercizione psichiatrica.