Questo libro è una testimonianza di rabbia e di amore per la vita. Qualcosa che insegna a capire, a riflettere su una parte di umanità, forse la più indifesa – ma certo la più coraggiosa – che sopravvive ad ogni tipo di barriera sociale e ogni forma di pregiudizio culturale.
Enzo Aprea ha lavorato come giornalista alla BBC e per oltre venticinque anni è stato inviato speciale alla RAI. Qui ha realizzato servizi per la radio e per la televisione, più precisamente, Aprea si è occupato della “parte maledetta” della società; l’handicap, la droga, l’alcoolismo, le malattie mentali, la vecchiaia… l’intero pianeta dell’emarginazione. Nel 1976, per il “morbo di Buerger”, gli tagliano le mani e le gambe; cerca di darsi la morte, poi la morfina… infine sceglie la vita. Diviene una voce ascoltata dei senza voce, la testimonianza scomoda di un esistenza coraggiosa e singolare, un punto di riferimento importante per il popolo degli emarginati.
La sua battaglia contro i pregiudizi e le barriere sociali è la battaglia di molti che dalla periferia dell’impero gridano il diritto alla “diversità” e la possibilità di una vita che rivendica lo stupore di esistere.
