Negli anni sessanta si è cominciato a parlare di “disuguaglianze ingiuste” per indicare, soprattutto con riferimento alla formazione iniziale, i processi di selezione che, sia al momento dell’accesso che durante l’itinerario formativo, colpivano in modo specifico alcune categorie di soggetti in relazione all’origine familiare e ambientale. Poi, verso gli anni ottanta, si è parlato di “marginalità”, di “soggetti marginali”, ampliando le aree di problematicità sociale. Negli ultimi anni si è parlato sempre più spesso di “soggetti deboli” per indicare un insieme composito di persone che, con riferimento a diversi tipo di inserimento sociale, compresi quelli scolastici e lavorativi, evidenziano limitate risorse e precarietà di prospettive. Rispetto alle definizioni precedenti, si registra una attenzione maggiore alle caratteristiche specifiche dei soggetti, una più elevata trasversalità sociale delle condizioni di debolezza considerate, un frantumarsi delle categorizzazioni generali, ma, anche, una caduta delle potenzialità di autodifesa collettiva dei “disuguali” e dei “marginali”. Questo Dossier, negli articoli introduttivi di carattere generale, pone l’accento sulla relazione tra il soggetto e l’ambiente e sulle reciproche rappresentazioni degli attori che entrano in rapporto.