L’Autore illustra le varie forme di linguaggio che ha riportato nei dialoghi con adulti e con bambini, nei discorsi tecnici del “primo colloquio” e nelle diverse espressioni della vasta tematica del simbolismo (analogia, metafora, inconscio) in psicosomatica e in psicoterapia. In questo senso i collegamenti tra l’analogico e il metaforico, tra il corporeo e l’onirico – in diretto rapporto con il linguaggio logico – risultano più comprensibili di quanto possa apparire. La dipendenza culturale verbale (il Potere del più forte) assume, dall’infanzia all’adolescenza (fino alla vecchiaia), un significato a volte “assoluto” da allineamento comunicazionale-statico per i componenti il sistema familiare. Legami patologici tra matrici culturali e ricatti affettivi e verbali (simbolici, paradossali) tra i membri di un contesto relazione sono responsabili di gravi disturbi della personalità, se prorogati nel tempo. È possibile uscirne? Cosa rappresentano le malattie psicosomatiche fuori dal contesto organicistico? A che punto è il dibattito sulla psicoterapia e la legge dello psicologo? È possibile ripercorrere (analisi individuale/gruppo) e al di là delle teorie metapsicologiche, le vecchie strade della sofferenza (conflitti inconsci) in maniera “nuova”?
Nell’appendice “Conversare con i bambini”, l’Autore affronta le problematiche inerenti la psicosomatica del bambino (l’ascolto, il cibo, la balbuzie, le somatizzazioni varie), le tecniche di approccio (giochi, sogni, disegni) con esempi e riflessioni.