La globalizzazione è la realtà, il modo di essere della libera circolazione e quindi diffusione in tutto il mondo libero delle persone, delle imprese, delle idee, dei capitali, dei beni di consumo e di investimento. Una simile libera circolazione può avere, ed effettivamente ha, un’enorme quantità di conseguenze di tipo economico, sociale, culturale. Le conseguenze culturali enfatizzate sono l’appiattimento, la banalizzazione delle culture, l’assunzione acritica del modello americano, secondo alcuni; la creolizzazione, ovvero una feconda mescolanza di culture, secondo altri. Dal punto di vista economico viene attribuita alla libera competizione, e soprattutto alla mobilità delle imprese e dei capitali, una quantità di esiti negativi sia nei paesi sviluppati, sia in quelli sottosviluppati.
Tutti questi temi sono stati esaminati in un convegno tenuto all’Università Cattolica dal 31 Maggio al 1° Giugno 2001 da studiosi delle diverse discipline, che hanno preso in considerazione e affrontato in modo rigoroso le questioni più controverse, mettendo in evidenza gli aspetti positivi e quelli negativi del sistema culturale economico sociale globalizzato, e i soggetti avvantaggiati e quelli sfavoriti, cercando di individuare se e come sia possibile governare un sistema fondato su libere iniziative di soggetti di operatività internazionale.
Gli obiettivi da perseguire sono in generale quelli di un accettabile sviluppo dei paesi arretrati, e la continuazione della crescita, il mantenimento del livello di occupazione, la stabilità economica, la sicurezza sociale, nei paesi che hanno sperimentato per primi l’industrializzazione e anche il superamento della medesima.
