“La guerra non è più completamente una scelta, ma diventa piuttosto una procedura standard, un processo irriflesso, che date certe condizioni, si avvia quasi automaticamente”. Un tentativo di comprendere il fenomeno delle guerre contemporanee partendo dalla consapevolezza che la guerra materiale trova un suo fondamento nella dimensione dell’immaginario. È possibile uscire da questo immaginario, dalle cornici culturali e ideali di cui si è parte? Guardare e conoscere le cose con menti diverse? Centralità dell’informazione giornalistica, vuoto delle scienze sociali nel dibattito sulla guerra, nel mondo contemporaneo guerra e violenza non possono essere studiate soltanto da militari o strateghi, occorre cominciare a guardarle come un fatto sociale totale scrive Deriu, un fenomeno complesso sul quale deve fermarsi a riflettere tutta la società, un fenomeno che permette di leggere e interrogarsi sulle dimensioni più profonde della nostra società contemporanea: economia e produttività; finanza, politica, religione, educazione, famiglia.
La guerra va vista nel suo essere legata così profondamente alla normale realtà che ci circonda che seppur per certi aspetti e illusoriamente rassicurante, nasconde un’altra faccia negativa e inquietante. È necessario mostrare e comprendere i legami tra attività bellica e modelli di produzione e di consumo, il rapporto tra produzioni culturali e produzioni materiali, tra iniziative economiche e conseguenze politiche.
Il Dizionario critico si propone di mostrare come la logica della guerra abbia sempre “irretito” l’intera realtà sociale in tutte le sue dimensioni. Dobbiamo imparare a riconoscere le nostre responsabilità e il contributo che anche involontariamente possiamo dare. Attraverso ricostruzione di un lessico adeguato, ipertesto, studio teorico, saggio critico e confronto con alterità politico-culturali è possibile procedere ed ampliare la cornice dell’attuale dibattito sulla guerra e sulla pace.