In un’epoca in cui si approfondisce il fossato tra paesi dell’abbondanza e paesi della miseria, Helder Camara è sempre stato l’avvocato del Terzo Mondo, la voce dei senza voce. Arcivescovo di Recife, nel Brasile, egli ha tenuto testa alla dittatura dei generali e ha detto un no assoluto a quella pratica divenuta uno strumento di governo in più di sessanta paesi: la tortura.
Denunciando senza sosta la corsa agli armamenti e la vendita delle armi, ha meritato il premio popolare della Pace. Egli è il simbolo di quella nonviolenza attiva fondata sulla “forza nucleare dell’amore”. Fedele a Roma, afferma che la Chiesa ha bisogno di un freno e di un acceleratore, che la liberazione dell’uomo deve essere insieme spirituale e temporale, che la lotta si deve nutrire di contemplazione.