“Pochi i fatti già noti. Si sapeva, per esempio, che le donne sono recluse in carceri pensate per i detenuti maschi. Si sapeva che oltre le poche carceri femminili, le donne sono sparse in 96 sezioni ricavate nelle strutture maschili. Si sapeva che il problema dei figli delle detenute è un problema speciale (per legge, i figli possono rimanere con la madre solo fino all’età di tre anni). Ma della condizione autentica della vita delle donne in carcere non si sapeva quasi nulla, così scrivono nella loro prefazione al volume, Carole Beebe Tarantelli e Leda Colombini.
Come vivono la detenzione? E vero che la reclusione si ripercuote in modo particolare sullo stato di salute di quei corpi femminili? Quali sono le risorse (corsi di formazione e di studio, lavoro, spazi) destinate a loro? È vero, come supponevamo, che le misure previste dalla riforma carceraria sono applicate più raramente nel loro caso? È evidente che l’interesse di questa ricerca non si esaurisce in pochi punti progettuali: è soprattutto uno strumento di conoscenza.
Li abbiamo voluti esporre, però, per mantenere fede all’impulso originale che ha portato alla ricerca: conoscere l’universo delle carceri femminili per iniziare a trasformarlo”.