Perché, in quanto genitori, veniamo così facilmente feriti dallo sguardo altrui sui nostri figli? Perché prendiamo come un rimprovero ciò che in realtà è un aiuto e come problema? Come è possibile che non me ne sia resa conto? Sono alcune delle domande da cui il testo prende spunto. L’autrice, che veste in questo caso il ruolo di psicoterapeuta e genitore scrive: “il mio duplice ruolo mi ha fatto intuire che il nostro sguardo di genitori è spesso miope e che la luce talvolta preziosa sotto la quale gli altri ci fanno vedere i nostri figli può aiutarci a vedere più chiaro. Perché noi genitori vogliamo a tutti i costi vedere e capire tutto quanto dei nostri figli? Perché il nostro amore è possessivo e così cieco”. Il testo riporta le testimonianze di coloro che hanno percorso questa strada, parla di come si decide di intraprendere una psicoterapia, delle terapie che non hanno avuto successo e di quelle riuscite. Capitoli specifici sono riservati alla psicoterapia nella preadolescenza e alla psicoterapia in caso di handicap. Nell’ultimo capitolo la parola è riservata ai genitori. Una terapia non si spiega ma si vive e segue. Il libro è destinato a quanti si pongono domande sulle terapie infantili e dedicato a quanti hanno paura dei terapeuti…