L’autore mette in evidenza che siamo giunti a un momento critico della nostra storia, un momento che può decidere il destino sia della nostra specie che nel nostro pianeta. È un momento di paradossi: ovunque siamo cincordati da prove dell’ingegno e dell’ispirazione umani ma anche di ignoranza e di idiozia. Da una parte, possediamo delle risorse scientifiche, mediche e psicologiche nemmeno sognate fino a qualche decennio fa, dall’altra parte milioni di persone muoiono di fame, il nostro ecosistema è messo in pericolo e armi sempre più sofisticate e crudelmente distruttive minacciano un suicidio generale.
Tutte le maggiori minacce alla nostra sopravvivenza sono causate dall’uomo, e all’occhio dello psicologo questi grossi problemi appaiono come sintomi piuttosto che come malattie, sintomi del disagio individuale e collettivo della nostra cultura. La condizione del mondo è quindi una creazione e un’espressione della nostra mente, nel bene e nel male. A questo proposito l’autore propone una psicologia della sopravvivenza come ecologia della mente, un approccio diverso alla vita, alla natura, ai rapporti interpersonali, tenendo sempre presente l’importanza delle forze sociali, politiche ed economiche, ma sottolineando le cause psicologiche sottostanti, finora parzialmente trascurate.
