Secondo i paradigmi fondanti la coscienza pedagogica la scuola è una passione civile, perché è il dono più alto che la società organizzata predisponga per i suoi membri; è un’utilità economica, perché è lo strumento più efficace della trasmissione tecnico-culturale; è una garanzia di integrazione sociale, perché è l’agenzia specializzata per l’assimilazione dei valori comuni; è un’esperienza biografica, perché è un mondo vitale in cui si disegnano i ricordi e gli effetti della propria vicenda formativa.
Poi domande cruciali si pongono sul capitale intellettuale, sulla scuola supermarket o comunità di apprendimento, sulle tecnologie scolastiche, sul grande tema della libertà, sul ruolo dello studente e su quello dell’insegnante, sul che cosa e il come dei curricula di fronte alle nuove generazioni.
A conclusione si fa riferimento a un’esperienza come quella della “Giornata della Responsabilità” che ha coinvolto numerose scuole in un percorso ispirato a una strategia de re-incantamento per una formazione orientata all’acquisizione di un agire responsabile, allo sviluppo della capacità di scelta e di attenzione verso l’altro, nel rispetto di un’autenticità che ognuno sa di portare dentro di sé.