Nel “diffuso sovvertimento delle coscienze” seguito alla seconda guerra mondiale e nella completa ridefinizione dei ruoli tradizionali che ne era derivata, il rapporto tra genitori e figli assunse una rilevanza di primo piano. Coloro che, da poco usciti dal fascismo, si proponevano di rinnovare la società italiana ispirandosi ai valori della solidarietà avvertivano la necessità di trasmettere ai più giovani ideali di democrazia e di tolleranza. Interpretando queste esigenze un gruppo di donne vicine all’Unione Femminile Nazionale – l’associazione fondata nel 1899 da alcune esponenti dell’emancipazione milanese – diede vita nella primavera del 1953 alla “Scuola dei Genitori” di Milano, che raccolse attorno a sé specialisti noti anche al di fuori dell’ambiente milanese e lombardo (tra cui Dino Origlia, Aldo Visalberghi, Ada Marchesini Gobetti) e allacciò collegamenti con i principali centri di elaborazione di un pensiero pedagogico laico e democratico.
Il volume ricostruisce l’attività dell’associazione, da ampio risalto alle lettere, alle trascrizioni dei periodici incontri tra operatrici e gruppi di madri, alle “lezioni” tenute nelle scuole cittadine per cogliere nelle riflessioni delle protagoniste la rilevanza del ruolo sociale femminile e il problema dell’inconciliabilità degli impegni familiari e professionali.
