Quando si affronta il problema dell’affidamento dei minori a soluzioni esterne alla famiglia d’origine, ci si imbatte drammaticamente e pervicacemente in una antinomia antica ed ideologica fra l’affidamento a famiglie e l’affidamento a comunità residenziali. Tutti gli esperti di questo settore sanno che ci sono tipologie particolari di affidamento familiare che funzionano; forse, proprio quelle in cui il bambino non viene particolarmente investito da richieste ed aspettative inerenti la sua posizione di “figlio”. Molti riconoscono che numerosi affidamenti familiari falliscono, dopo un certo tempo, ma la riflessione sulle cause e sulle condizioni della riuscita o dell’insuccesso sembrano ancora scarse. Allo stesso modo, la sperimentazione documentata di modelli teorici ed organizzativi idonei alla crescita dei bambini con problemi al di fuori della propria famiglia, si è radicalmente impoverita con il passare degli anni. Il problema centrale di chi si propone come educatore, di cui si discute in questo libro, è dunque organizzare idee e opinioni sulla propria responsabilità nei confronti dei processi di sviluppo dei bambini che gli sono stati affidati, per riuscire a pervenire ad una modalità consapevole e intenzionalmente direzionale del proprio agire quotidiano.
