Il “diverso” in famiglia e a scuola, investito fantasmaticamente o discriminato da adulti e coetanei; il suo diventare fulcro di un’azione antiemarginante a livello di tutta la comunità (gli esempi di Reggio Emilia e di Garlasco nel pavese) e le fatiche che tale azione comporta (il “caso” della scuola milanese); l’impegno e la ricerca di soluzioni educative adeguate (l’attività dei centri Abetina a Milano); i problemi particolari di alcuni handicap specifici (i non vedenti, gli ipoacusici); due tecniche (lo psicodramma e l’animazione musicale) di originale e elevata valenza formativa: questi i temi principali del volume, che raccorda e analizza da varie ottiche teoriche (Laing e Cooper, Maud Mannoni, Luigi Cancrini, la pedagogia istituzionale) e sulla scorta di resoconti di esperienze italiane, le innumerevoli dimensioni di una politica formativa comunitaria dell’handicappato, dichiarandone le indubbie difficoltà, testimoniandone modi nuovi di riuscita, suggerendo itinerari e strumenti di soluzione.
