Siamo in presenza di una società nella quale le logiche di transizione (dalla scuola al lavoro, dal lavoro al lavoro, dalla scuola all’extrascuola) accrescono la loro importanza rispetto alle logiche di permanenza; nella quale la domanda di formazione si articola e si fa sempre più personalizzata; nella quale si allarga l’utenza potenziale rispetto a quella giovanile fino ad oggi privilegiata; nella quale l’espansione del terziario piccolo-medio rispetto agli aggregati industriali consolidati impone le sue regole di complessità crescente. L’emergere di nuovi punti di riferimento (soggettivi, istituzionali, produttivi), seppure non ancora consolidati, richiede allora di ripensare i modelli di intervento più tradizionali e di delineare una nuova cultura dello sviluppo formativo, basata su una società che fa della complessità e della articolazione piuttosto che della uniformità e della semplificazione la sua regola del gioco.
Il Rapporto si sofferma particolarmente su questi aspetti, messi in evidenza anche da un’indagine sull’utenza scolastica condotta su un campione rappresentativo di famiglie italiane. Nella seconda parte, (analisi statistica di taglio più congiunturale), è dedicato particolare spazio all’esperienza della scuola a tempo pieno, sulla base di una ricerca condotta dal Censis, anche in vista della futura generalizzazione del prolungamento del tempo scolastico.